PER LA SCHIENA DI FERRARA
Una sberla. Imprevista e sonora. L’unica nota dissonante fra le dichiarazioni di tutti i sindaci del territorio ferrarese è stata quella di Tiziano Tagliani. Ieri, nell’ultima puntata dell’inchiesta...
Una sberla. Imprevista e sonora. L’unica nota dissonante fra le dichiarazioni di tutti i sindaci del territorio ferrarese è stata quella di Tiziano Tagliani. Ieri, nell’ultima puntata dell’inchiesta della Nuova sul lavoro che non c’è, ha risposto alla mia sveglia di domenica. Avevo scritto che Ferrara può morire di disoccupazione, aggiungendo «sindaci, datevi una mossa». Tagliani è stato altrettanto spiccio nella difesa sua e della categoria: «L’invito a noi sindaci a darci una mossa è come l’ennesima puntata del film Caccia al colpevole, così da indicare l’ultima schiena rimasta quella dei sindaci come bersaglio per il cittadino esasperato ed armato di forcone. Avanti così!». Sempre il sindaco di Ferrara, prima di enumerare le sue dieci proposte per affrontare la crisi, ha spiegato la propria reazione: «Nessuno di noi ha risorse o ricette per invertire il trend economico nazionale».
La replica di Tagliani mi piace. Consente di mettere un poco a fuoco le prospettive. La prima è che il sindaco di Ferrara principiando l’ultima dichiarazione con un «nessuno di noi» implicitamente rappresenta gli altri 23 suoi colleghi e quindi tutto il territorio, aprendo finalmente il panorama post-Provincia. È prevedibile infatti che sarà proprio Tagliani a guidare la “cosa” nel Castello Estense, cioè il nuovo ente di coordinamento il quale ha contorni e contenuti ancora imprecisi. Il sindaco già dichiara che le energie economiche sono secche e che non esiste, qui, una soluzione al dramma dell’occupazione. La seconda prospettiva disvelata da Tagliani è la reazione al carico di responsabilità e aspettative che la mia riflessione di domenica e le impazienze della gente vorrebbero impilare sulla schiena dei sindaci. Il primo cittadino di Ferrara non ci sta: «L’ultima schiena rimasta, quella dei sindaci come bersaglio per il cittadino esasperato ed armato di forcone». L’immagine è colorita, e bene rappresenta certa impotenza dei sindaci di fronte a problemi cosmici, dunque sovracomunali. Tagliani al riguardo è stato il pioniere del legittimo rigetto del fardello altrui. Ricordo una sua precisa lamentazione: dobbiamo occuparci di sanità ma non abbiamo poteri; dobbiamo occuparci di sicurezza, ma non abbiamo strumenti; ci chiamano ad occuparci di lavoro, ma non abbiamo mezzi…
Ecco la metafora della cinematografica Caccia al colpevole. Tagliani introduce anche il rischio del populismo e quindi dell’evocazione dei forconi. Il primo e l’ultimo sono lontani mille miglia dai miei pensieri. Purtroppo i sindaci, per loro funzione e il giro storto di questo mondo, sono dei cuscinetti (reggispinta e portaspilli). Furono, sono e saranno perseguitati dalle pretese del popolo che li ha eletti. La gente più è esasperata e più bussa alla schiena del sindaco. Così è, ancor di più sarà con l’assenza pneumatica di luoghi dedicati. Non ci sono più gli uffici di collocamento; gli uffici del lavoro e della massima occupazione (sembra uno scherzo) sono reliquie; la Provincia ha la sorte segnata; le Circoscrizioni comunali sono morte; c'è il black out della Regione che va ad elezioni anticipate; la Camera di commercio rischia lo svuotamento. Ne consegue che i sindaci restano la faccia (e la schiena) del potere elettivo, costituito, la testa di ponte tra noi e quel mondo che domenica ho descritto come produttore della Distrazione di Massa. Certo, ho notizia che molti sindaci coinvolti nelle tre puntate dell’inchiesta della Nuova, si sarebbero un poco adontati per l’invito a darsi una mossa. Suscettibili. Tanto che Tagliani lucidamente interpella la “schiena” e non il “petto” quale facile bersaglio delle critiche e delle sollecitazioni. Come dire: nudi in prima linea col rischio quotidiano di subire il forcone (astratto o movimentista) nei luoghi vulnerabili. Non è così. Non è possibile e nemmeno giusto attendere che un qualsiasi fenomeno “renzistico” sgombri le nuvole della crisi o la Germania ci traini fuori dal tunnel. Il «datevi una mossa» vuol dire reagire, fare gruppo, significa produrre idee nel nostro profondamente piccolo, disegnare un progetto comune. Oppure, ditemi, noi così fatalisti, diffidenti, popolo-diesel, che cosa stiamo aspettando? Io temo di più per la schiena di Ferrara.
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