Carife, ultimatum sindacale ai commissari
Dircredito, Cisl e Ugl: vogliamo i dati sul personale entro luglio o azioni conseguenti. Cgil e Fabi però non firmano il documento
FERRARA. Mancava la divisione del fronte sindacale nella vicenda Carife. Ieri è stata colmata anche questa lacuna, visto che tre sigle delle sei firmatarie dell’accordo su esuberi e solidarietà, hanno concluso l’analisi dei dati forniti due giorni fa dall’azienda con un ultimatum ai commissari Giovanni Capitanio e Antonio Blandini: «Attenderemo fino a mercoledì 30 l’invio di quanto mancante, dopodiché renderemo pubbliche le nostre determinazioni e le azioni conseguenti». Si legge in controluce una minaccia di sciopero, che porta però la firma delle sole Dircredito, Fiba Cisl e Ugl, mentre Cgil credito e Fabi (Uilcredito non ha mantenuto in questa fase la presenza al tavolo) alla fine di una giornata di confronto serrato, si sono sfilate. Il punto focale è proprio l’ultimatum, ed a questo punto bisognerà vedere come si comporteranno Fabi e Cgil credito, che assieme sono maggioratarie nella Cassa, se i commissari non risponderanno positivamente.
Al momento c’è la presa di posizione ufficiale di Dircredito, Fiba e Ugl, le quali lamentano «che, purtroppo, non ci sono state fornite tutte le informazioni che ci consentano di verificare l’impatto economico delle misure relative agli accordi sottoscritti. Per dare un esempio del livello d’informazioni mancanti - si legge nella nota - non c’è il risparmio derivante dai mancati stipendi dei colleghi esodati o fuoriusciti, così come manca l’indicazione sui costi complessivi del personale e molto altro. In sostanza, riteniamo di non essere in grado di verificare l’efficacia economica dell’accordo».
Il rifiuto di fornire la cifra totale dei risparmi sui costi derivati dai sacrifici accettati dai dipendenti, riconoscono i sindacati, «deriva dall’interpretazione (a nostro avviso eccessivamente prudenziale) che i commissari danno al Testo unico bancario in merito alla redazione del bilancio a fine commissariamento», mentre le sigle firmatarie del documento ritengono che questi dati non svelino nulla dell’andamento aziendale. Di qui, appunto, la richiesta forte di un completamento entro il periodo indicato a suo tempo da tutte le sigle sindacali.
Il braccio dei ferro su questi dati va avanti da mesi, e riflette da una parte la preoccupazione dei sindacati di non essere in grado di rispondere alle richieste dei dipendenti, che fronteggiano un taglio consistente della busta paga e carichi di lavoro notevoli, e vorrebbero capire se questi sacrifici stanno mettendo in carreggiata la banca; dall’altra, la convinzione dei commissari di dover rispondere del loro operato esclusivamente a Bankitalia. Sullo sfondo ci sono le trattative per la vendita della banca, che vedono al momento unica protagonista Popvicenza: evidentemente i commissari ritengono che anche la minima diffusione di dati possa condizionare in qualche maniera l’offerta.
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