«Carife torna in rotta, niente scioperi»
Fabi e Cgil contestano l’ultimatum degli altri sindacati: ai commissari 7 in comunicazione, la banca è più liquida e operativa
Ai commissari danno un bel 7 in comunicazione, ma si capisce dalle loro parole che meriterebbero la sufficienza anche per come stanno utilizzando i sacrifici dei dipendenti per portare Carife «sulla rotta giusta». Di sicuro, per Cgil e Fabi, le sigle «largamente maggioritarie» all’interno della banca, i commissari non meritano la minaccia di agitazioni e scioperi che le altre tre sigle del tavolo (Dircredito, Cisl e Ugl) hanno messo nero su bianco, dopo mesi di tira-molla sulla diffusione dei dati relativi ai risparmi sui costi del personale. È una «divergenza tattica, non ancora una spaccatura sindacale», che rischia però di avere conseguenze pesanti. «Non è il momento di usare la bomba atomica, la trattativa sui dati prosegue un passo alla volta e si vedono segnali positivi sul piano commerciale: la raccolta è positiva, Carife è liquida e può quindi tornare a prestare soldi. Non capiamo cosa vogliono ottenere le altre sigle per i colleghi» è la posizione di Filippo Mascina, segretario coordinatore della Fabi. Anche più esplicito il responsabile aziendale dei bancari Cgil, Nicola Cavallini: «Forse qualcuno desidera apparire a tutti i costi. Solo chi ha una posizione ideologica può dire che siamo allo stesso punto di un anno e mezzo fa, nei rapporti con i commissari. Antonio Blandini è più presente e disponibile a firmare atti urgenti rispetto a Bruno Inzitari (il precedessore uscito a maggio, ndr) e sulla questione specifica delle informazioni, pur non avendo ancora ottenuto tutto quanto richiesto, la situazione è diversa da un mese e mezzo fa, quando assieme alle altre sigle abbiamo lanciato sollecitazioni forti».
Fabi e Cgil hanno reso pubbliche alcune informazioni messe per iscritto dai commissari nell’ultimo incontro. Il dato complessivo del risparmio sulle 129 persone uscite dalla banca non è arrivato e non arriverà, «i commissari non possono infrangere il vincolo della riservatezza», riconosce Mascina, ma i 9 milioni messi nel fondo esodi sono stati più che compensati dai risparmi. Le giornate di solidarietà hanno fatto risparmiare 2,5 milioni nel 2014, le indennità di disagio per i trasferimenti a seguito della riorganizzazione degli sportelli (8 chiusi, nessuno in provincia) «sono saliti ma non esplosi, quindi la gestione dell’accordo non ha innescato criticità eccessive - è l’annotazione di Cavallini - Sono state ridotte le indennità di rappresentanza, non contrattate, e non tutti i part time sono soddisfatti, pur con risparmi di centinaia di migliaia di euro. Ai dirigenti, tra benefit e polizze sanitarie, sono stati tolti 670mila euro. Molti straordinari sono stati fatti in Carife Sei, causa esodati e internalizzazioni, abbiamo chiesto più dati sui costi amministrativi, consulenze in particolare». Nulla da innescare uno stato di agitazione, per Fabi e Cgil. Resta però l’ultimatum delle altre tre sigle: dati più completi entro il 30 luglio, o «azioni conseguenti».
Stefano Ciervo
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