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Il prefetto: con queste norme noi all’avanguardia in Italia

Quando all’alba del 25 settembre 2005 le volanti della polizia intervennero in via Ippodromo, nè gli agenti accorsi sul posto nè il diciottenne Federico Aldrovandi, che quella mattina morì proprio...

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Quando all’alba del 25 settembre 2005 le volanti della polizia intervennero in via Ippodromo, nè gli agenti accorsi sul posto nè il diciottenne Federico Aldrovandi, che quella mattina morì proprio mentre gli operatori delle forze dell’ordine cercavano di immobilizzarlo, potevano immaginare che quanto avvenne in quei dieci minuti sarebbe diventato un caso nazionale, non solo giudiziario. Sotto inchiesta e sotto la lente di ingrandimento, oltre alla condotta dei quattro agenti condannati in via definitiva a una pena di 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo in omicidio colposo, finì una modalità operativa che ad avviso degli stessi sindacati di polizia evidenziava l’inadeguatezza dell’addestramento del personale nell’intervento su una persona in stato di grave agitazione. Ma Ferrara è anche una città che richiama decine di migliaia di turisti per la ricchezza dell’offerta culturale, di spettacoli e manifestazioni pubbliche, persone non sempre ligie alle regole della buona convivenza. Proprio per migliorare la sicurezza e l’efficacia dell’intervento che non è solo di ordine pubblico o solamente concentrato sullo stato di salute della persona che rifiuta una terapia (Tso) a Ferrara si è deciso di procedere con un approccio multidisciplinare. «È un passo importante, anche se non ho potuto ancora leggere il testo del protocollo - commenta Patrizia Moretti, la madre di Federico - ora speriamo che non resti confinato alla nostra provincia. La modalità con cui gli agenti hanno agito su mio figlio, bloccandolo in una determinata posizione, sono state alla base di altri casi simili. Lo abbiamo detto anche al Viminale. Quel tipo di manovra deve essere vietata». «In effetti ho notato - spiegava ieri il prefetto Michele Tortora - che questa città ha dimostrato una sensibilità particolare per questa tematica. Una sensibilità che ha avuto un peso nel percorso che ha portato alla sottoscrizione del protocollo e che potrebbe aver fatto di Ferrara la prima città in Italia ad affrontare in modo coordinato la materia». Un «punto di arrivo, frutto del lavoro del tavolo tecnico sulla sicurezza - ha evidenziato il prefetto - che speriamo possa essere condiviso con altre amministrazioni». L’assessore comunale Chiara Sapigni ricorda che «l’esigenza di una convenzione è nata dalla volontà di affrontare con la massima collaborazione possibile tra tutti i soggetti interessati esigenze che possono apparire semplici, ma in realtà non lo sono, come la gestione di un paziente in stato di alterazione per l’abuso di alcol, caso qui che si presenta con una certa assiduità. Più volte l’argomento è stato discusso negli incontri periodici dedicati alla verifica sui Tso. Così è nata l’idea di lavorare sul protocollo. A fine 2013 è stato inviato al ministero, l’ok ci è arrivato a giugno». (gi.ca.)

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