Ricattato fa arrestare il suo aguzzino
Operaio macedone in manette, chiedeva soldi e minacciava imprenditore per aver offeso una donna, sua connazionale
In pochi mesi, da marzo ad oggi, un imprenditore ferrarese era diventato un «bancomat» personale per la persona che lo ricattava: prima 10mila euro, poi altri soldi e infine la mazzetta da 500 euro, che ha permesso ai carabinieri di arrestare l’estorsore con un blitz da manuale. Protagonista di questa storia fatta di minacce verbali, ricatti e ancora minacce di morte, un operaio macedone D.S., 47 anni, residente a Bondeno che è finito in manette e ora si trova in carcere per aver trasformato l’ingenuo imprenditore nel suo Bancomat personale.
Alla base di tutti i ricatti una donna, una donna dell’est-europeo che il macedone stesso diceva essere stata offesa, importunata (una mera invenzione) dall’interessamento dell’imprenditore che agli inquirenti ha riferito, tuttavia, non avere mai mancato di rispetto alla donna.
Ma sono bastate le minacce anche di morte, da parte del macedone e la sua capacità di convinzione (è molto convincete anche fisicamente, e ha alle spalle precedenti per lesioni e maltrattamenti, dunque persona che non usa parole ma altro) per trasformare l’imprenditore in una persona succube del macedone. Tutto comica i marzo quando il macedone chiede i primi soldi: «Se mi dai i 10mila euro non dico nulla e faccio finta non sia successo nulla», alludendo all’interessamento dell’imprenditore per la donna.
L’imprenditore non sa cosa fare, non vuole probabilmente che il fatto - anche se non vero, o meglio male interpretato - venga divulgato. Non vuole aver problemi e paga. E’ questo il suo errore. Così entra in un vortice, fatto di continui ricatti e richieste. Ed è così che diventa il bancomat del macedone. Mesi e mesi sotto pressione, fino a quando ai primi di luglio, stanco e ormai esausto di questa situazione, infila la porta della caserma dei carabinieri di Ferrara e denuncia tutto. I carabinieri con lui organizzano il blitz: dopo un incubo durato 5 mesi, l’imprenditore accetta di incontrare il macedone per consegnarli altri soldi: è un trucco. L’incontro è fissato lunedì scorso, 21 luglio, davanti alla stazione: il macedone si fa consegnare 500 euro in una busta da lettere chiusa.
Dentro i soldi fotocopiati e cifrati che diventano la prova dell’estorsione. E che portano in manette il macedone. Il suo arresto è già stato convalidato dal giudice Monica Bighetti su richiesta del pm Nicola Proto e ora si trova in carcere con l’accusa di estorsione e minacce aggravante. A portare avanti l’inchiesta i militari del Nucleo operativo e radiomobile di Ferrara grazie ai quali l’imprenditore e è riuscito a neutralizzare il suo ricattatore. Gli stessi carabinieri lanciano un appello a tutti coloro che dovessero trovarsi in queste situazioni: se minacciati, ricattati con richieste di soldi, mai pagare.
E denunciare subito tutto, per evitare di finire nel vortice di minacce e ricatti e diventare altri bancomat personali.
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