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Anche Unife verso Modena-Reggio

Stefano Ciervo
Il test di ammissione a Medicina
Il test di ammissione a Medicina

Il destino di sanità, fiere, camera di commercio e Scuola di medicina può giocarsi sul nuovo asse. Senza scontri con Bologna. Il rettore avverte: noi autonomi, non esiste ridurre il numero delle realtà regionali

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FERRARA. L’area vasta nella quale dovrà cercare di stare a galla Ferrara nei prossimi anni è dunque definita: si tratta dell’Emilia centrale, e comprende la città metropolitana di Bologna, e i territori gravitanti attorno a Modena e Reggio Emilia. L’accordo di collaborazione siglato l’altro ieri dal sindaco Tiziano Tagliani con i colleghi Virginio Merola, Gian Carlo Muzzarelli e Luca Vecchi, mette infatti un punto fermo dal quale difficilmente si potrà retrocedere, e sottolinea la scarsa propensione dell’amministrazione ferrarese a dialogare con Ravenna e la Romagna, per non dire della suggestione mantovano-polesana, considerata evidentemene irrealistica. Con il cuore della via Emilia, dunque, Ferrara dovrà nei prossimi anni cercare sinergie per portare avanti progetti comuni di sviluppo (la Cispadana, i collegamenti con i poli ferroviario dell’Alta velocità e aeroportuali, i Fondi europei) ma, soprattutto, confrontarsi anche duramente per salvare il salvabile dall’ondata di fusioni e chiusure che toccherà tutto: sanità, fiere, camera di commercio, università.


Già, l’ateneo: uno dei gruppi di lavoro del protocollo riguarda innovazione, istruzione e ricerca, e anche se i contenuti dei colloqui tra i sindaci non sono stati resi noti, è evidente che il futuro dei tre poli universitari dell’area (Bologna, Ferrara e Modena-Reggio) è al centro delle attenzioni. Sullo sfondo ci sono le sollecitazioni, che spuntano qua e là in dibattiti e dichiarazioni pubbliche, a ridurre il numero degli atenei in Regione, dai quattro attuali, e soprattutto le Scuole di medicina; e le prime frizioni già registrate tra le ex facoltà di Ferrara e Bologna, su chi potrà mantenere i servizi di area vasta. E mettiamo pure nel conto l’andamento delle immatricolazioni, che è sì ondivago ma con le 2.342 unità dell’anno scorso è lontano dai picchi di dieci anni fa (3.589) e, a livello territoriale, mostra una capacità di attrazione piuttosto limitata. L’idea di virare su Modena-Reggio per un’alleanza universitaria, evitando così il macigno-Bologna, potrebbe aver sfiorato Tagliani.


Pasquale Nappi, però, mette qualche punto fermo. Pur precisando di non «voler alimentare dibattiti su temi del genere a suon di battute nel weekend», il rettore sottolinea due aspetti: «Il primo è che le università, e questo ogni tanto si dimentica, non dipendono nè dai sindaci, nè dalla Regione e nemmeno dal ministero di competenza, ma sono istituzioni autonome che rispondono ai cittadini. L’altro è che la collaborazione con Modena e Bologna è già in stato avanzato, ci vediamo ogni mese tra rettori. Se invece il tema è ridurre il numero delle università o delle Scuole di medicina emiliane, allora dico che non esiste e non ha senso: siamo al di sotto della numerosità media europea, e poi cosa bisognerebbe dire di Roma che ha quattordici atenei?».


Di sicuro, i sindaci dovranno mettere sul tavolo comune le loro eccellenze assolute, e Reggio, che ha imperniato la campagna elettorale sul tema dell’area vasta, ha già scelto il suo “campione”: è la stazione d’Alta velocità, l’unica tra Bologna e Milano. Una delle prime vetrine che si potranno allestire, in versione centro-emiliana, è l’Expo 2015, sul quale si dovranno però affrettare i ragionamenti. Resta da capire come questa scelta possa coniugarsi con la dichiarata intenzione di Ferrara di farsi stazione del Parco del Delta del Po, quindi lungo l’asse turistico che va da Mantova all’Adriatico e ha come altro punto di riferimento Comacchio.
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