La Nuova Ferrara

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l'editoriale

Ramazze, tosaerba e cittadinanza

Stefano Scansani

L'argomento è fondamentale è fondamentale per la chiarezza e il rispetto dei rapporti di relazione che all'origine si chiamavano tribali e oggi conosciamo come sociali

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Con tutto quello che va succedendo nel mondo, battagliare sulle ramazze può voler dire due cose: fuga dalla realtà o roba da piantagrane. Da due giorni la Nuova Ferrara racconta che una cinquantina di negozianti di via Bersaglieri del Po e via Canonica hanno deciso di lustrare spontaneamente le strade pubbliche perché non soddisfatti della nettezza urbana di Hera, in quanto temono che l'immagine turistico-commerciale della città venga compromessa. L'altro giorno Hera ha comunicato di aver pulito le due vie, esibendo anche foto scattate alle 6.30 del mattino. Non appare neppure una cicca di sigaretta.

Alle 9 i commercianti hanno spazzato, tirato lo straccio e insinuato che Hera, messa sull'avviso dal brontolìo degli esercenti, avesse deciso l'intervento, come un blitz, secondo loro. Le straordinarie congiunture della provincia (emiliana nel caso nostro) hanno scatenato un altro fronte. Simultaneamente alcuni commercianti di via del Campo hanno spedito ai giornali le immagini della selva cresciuta nelle aiuole. In una foto ci sono anche loro, seminascosti da una gagliarda vegetazione. Manca solo Tarzan.

Quei negozianti accusano il Comune di non aver cura degli spazi verdi, cosicché la jungla si riverbera sul decoro e l'attrazione di quella zona. Anche il Pungiglione (ha la pizzicatura facile, e in questi casi scatena la sua personale rubrica sarcastica) è intervenuto, sollevando il tema del reciproco senso civico. L'argomento ferraracentrico "ramazze ed erbacce" non compromette gli equilibri internazionali, certo non ferma le guerre, non accelera le riforme, non crea lavoro. Però è fondamentale per la chiarezza e il rispetto dei rapporti di relazione che all'origine si chiamavano tribali e oggi conosciamo come sociali. Ci sono luoghi e situazioni dove perdere la pazienza è lecito, e denunciare che tutto va a rotoli è necessario.

Mi vengono in mente i treni - non le Frecce care e di classe - che un tempo servivano i pendolari, oggi lerci, pulciosi, abominevoli, che non si sa se arrivano e se vanno. E porto l'esempio di certi sportelli dove la burocrazia orba e tonta se ne fa un baffo del numeratore o della chiamata elettronica. Queste sono piaghe insopportabili, perché la gente è presa in trappola, non può sostituirsi al locomotore o a un dirigente. Le strade e le piazze sono un'altra cosa. Ogni negozio, bottega, laboratorio, e poi ufficio e quindi domicilio sono presìdi fondamentali della cosa pubblica. In questo pensiero non c'entrano le ragioni o i torti dei commercianti di via Bersaglieri del Po, di via Canonica o di Hera, l'ambiente amazzonico di via del Campo e le responsabilità del Comune.

La baruffa, dentro la quale anche Ascom ha preso posizione, è facile, elementare e "chiozzotta". Perché dura niente, rumoreggia e basta, rischia di annientarsi nella polemica di categoria sul mozzicone dimenticato e sullo smarrimento di una cacca di cane. Partendo dalla pratica e dal concetto condiviso che la città è di tutti, che il Comune non deve diventare un corpo estraneo o perso di vista, che Hera è un servizio, che le disfunzioni che toccano la vita quotidiana semmai vanno affrontate dal basso e poi messe sotto gli occhi di chi amministra (ogni tanto distratto) e di chi fa opposizione (spesso sotto vuoto spinto)… La città è come la scala e il cortile condominiale.

Ecco che la ramazza e il tosaerba azionati con frequenza dai signori commercianti diventano ingredienti di democrazia, cioè di cittadinanza attiva. Solo allora i negozianti potranno dichiarare che le tasse sono tante, troppe e insulse. Solo allora.

s.scansani@lanuovaferrara.it

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