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Commissione contro abusi delle forze dell’ordine

Commissione contro abusi delle forze dell’ordine

È stata depositata alla Camera la proposta di legge, primo firmatario Bratti Il nuovo organismo si occuperebbe di casi simili a quello di Federico Aldrovandi

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Tutelare la libertà e la sicurezza dei cittadini di fronte alle pubbliche autorità e allo stesso tempo agevolare il lavoro delle forze di polizia che spesso si trovano a dover agire in situazioni di emergenza che non sono tuttora perfettamente normate. È il duplice obiettivo che si pone una proposta di legge depositata nei giorni scorsi alla Camera, il cui primo firmatario è il deputato ferrarese del Pd Sandro Bratti. Un'iniziativa che trova i suoi presupposti nel caso di Federico Aldrovandi; una morte, quella del giovane, avvenuta il 25 settembre 2005, seguita negli anni successivi da analoghe vicende dai contorni altrettanto drammatici.

Il ddl chiede nel dettaglio l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul rispetto degli articoli 3 e 5 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali nelle attività giudiziarie e di polizia, «nonché al fine di verificare le modalità con cui viene data pratica attuazione ai principi del divieto di tortura e di pene o trattamenti inumani o degradanti», si legge nel documento. «La politica - sosteneva Bratti in un'intervista al nostro giornale lo scorso 3 maggio - deve dare delle risposte e deve attrezzarsi per darle queste risposte. Di fronte ai casi di abusi e di presunti abusi commessi dalle forze dell'ordine, non ci si può affidare solo al coraggio e alla perseveranza di una mamma o di una sorella, o all'abilità di un avvocato».

Ora che la proposta di legge è scritta si è passati dalle intenzioni ai fatti. Anche se naturalmente per l’eventuale approvazione - e stiamo parlando della migliore delle ipotesi, perché non mancheranno obiezioni e ostacoli alla nascita del nuovo organismo - i tempi saranno lunghi, visto il gran numero di provvedimenti all’attenzione del Parlamento. Secondo i sottoscrittori del ddl, la commissione dovrebbe essere istituita per la durata della legislatura in corso e sarebbe composta da venti deputati, nominati dal presidente della Camera. L’organismo, come per ogni commissioni parlamentare, «procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’attività giudiziaria». Una mission delicata che si affianca all’obiettivo di «verificare le modalità con cui viene data pratica attuazione ai principi del divieto di tortura e di pene o trattamenti inumani o degradanti».

«Una commissione d'inchiesta - spiegava Bratti alla Nuova Ferrara - sarebbe utile anche e soprattutto per i casi che rimangono sconosciuti, che non arrivano sulle prime pagine e in televisione. Un maggior controllo da parte del Parlamento non elimina gli abusi, ma li può contrastare con più efficacia». Peraltro il deputato ferrarese in questi anni si è trovato alle prese, oltre che con il caso Aldrovandi, con la morte del calciatore argentano del Cosenza Denis Bergamini; Bratti ha seguito quella vicenda molto da vicino, tenendo rapporti con la sorella e con l'avvocato Eugenio Gallerani sostenendo la volontà della famiglia di far riaprire giudiziariamente il caso.

Fabio Terminali

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