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Poche eccellenze già pronte per l’Emilia

Spiccano Diamanti e Basell, da costruire cicloturismo, Shoah, Idrovia, polo creativo. Ma gli industriali approvano l’alleanza

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Il matrimonio con la via Emilia è sempre stato evitato, nella storia recente di Ferrara, perché le specificità positive del modello socio-economico della nostra provincia, si diceva, rischiano di essere “normalizzate” dal peso industriale e infrastrutturale delle cugine Bologna, Modena e Reggio. Questo rischio, però, bisognerà affrontarlo ora che il sindaco Tiziano Tagliani (nella tabella assieme ai colleghi dei capoluoghi) ha siglato l’alleanza di area vasta con le cugine centroemiliane per decidere assieme il futuro dei servizi (treni, aerei, strade, fiere), sanità, università, e promuovere in maniera comune questo territorio all’Expo 2015 e ai fondi europei. Quali eccellenze può mettere in campo Ferrara, inteso come territorio, nel confronto con simili colossi? Un primo “assaggio” di quanto ci aspetta è stato il tentativo di scippare al Sant’Anna lo screening al collo dell’utero, nato e sviluppato in città negli anni ’60, ma l’intera Scuola di medicina è in gioco e tutti i centri direzionali amministrativi sono a rischio chiusura. Sarà più difficile mettere in discussione il primato ferrarese in campi come l’allestimento di mostre di qualità, con Palazzo dei Diamanti punto di riferimento internazionale nel settore, o la produzione e ricerca nel campo dei polimeri avanzati, grazie a Basell.

Altre eccellenze potenziali vanno adeguatamente sostenute e sviluppate, come la città delle biciclette che si concretizza con il pezzo centrale della ciclovia turistica Garda-Adriatico, lungo il Po, il nascente polo delle industrie creative imperniato su Grisù, il Museo della Shoah, l’Idrovia in entrambe le declinazioni, turistica e commerciale. Bolognesi, modenesi e reggiani hanno sempre considerato i Lidi come il loro mare, ma la scelta centropadana rischia di allontanare la prospettiva di Ferrara come stazione urbana del Parco del Delta, e quindi l’intero progetto di “allungare” la città d’arte fino alla costa.

Quasi naturale, invece, appare lo sbocco emiliano per i nostri poli industriali, l’Alto Ferrarese anzitutto ma anche Berco e Ostellato. Non a caso la reazione di Unindustria alla mossa di Tagliani è positiva: «Ci sono forti assonanze tra il nostro tessuto industriale e quello della via Emilia, sicuramente maggiori rispetto a quelle che si possono trovare nell’altro polo aggregativo, cioè la Romagna - annota il direttore Roberto Bonora - La maggioranza delle nostre imprese immagina progetti di filiera con partner di quei territori. Inoltre l’area metropolitana sta a Bologna, lì sono concentrate le infrastrutture come aeroporto, alta velocità, fiera. Possiamo pure illuderci di essere l’ombelico del mondo, ma se bisogna nuotare, meglio farlo dove c’è tanta acqua». Unindustria deciderà a ottobre con chi fondersi, «e se la scelta dovesse cadere sull’Emilia centrale, sarebbe più per queste omogeneità che per ragionamenti di tipo associativo». Con la Romagna forse si potrebbe comandare di più, è la sintesi, ma la polpa sta in Emilia.

Stefano Ciervo

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