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«Per l’Alto Ferrarese serve un’Unione in grado di contare»

«Per l’Alto Ferrarese serve un’Unione in grado di contare»

Alla festa Pd di Bondeno confronto sugli scenari futuri Bianchi: «Una “scatola” da riempire pensando ai cittadini»

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BONDENO. Serata per l'Unione dei Comuni, per capire «quale è il livello per organizzare le cose», dice l'assessore regionale Patrizio Bianchi, arrivato alla Festa dell'Alto Ferrarese del Pd, per spiegare come proprio l'unione di questi luoghi possa servire per «contare di più». Coordina il dibattito Patrizia Micai, presenti anche il segretario provinciale Paolo Calvano, quello locale Massimo Sgarbi, il consigliere comunale bondenese Giovanni Nardini, il sindaco di Mirabello Angela Poltronieri e il vicesindaco di Sant'Agostino Simone Tassinari.

«Non si parla abbastanza del cambiamento delle istituzioni - dice Calvano - che è un'esigenza sociale: i cittadini chiedono un ente con le dimensioni in grado di incidere. L’Alto Ferrarese diventa un'area vasta, con fusioni di piccoli comuni e Bologna città metropolitana come riferimento. Se Mirabello e Sant'Agostino puntano a fondersi, è perché guardano più in là del proprio naso». Entrano nel merito Livio Poletti e Ilaria Faraoni (consiglieri nell'Unione). Quest'ultima preoccupata che si punti il dito come in passato sulla sanità, sulle scelte «per polizia municipale e servizi sociali. I comuni si spogliano di una parte di sovranità messa in condivisione. Non rinunceremo alla nostra identità». Mentre Poletti ricorda «che esistono problemi che, per la loro complessità, vanno gestiti insieme». Tassinari conferma la metafora percepita «di una scatola vuota. E' facile scrivere uno statuto, ma mi auguro non sia una gara ad assicurarsi qualcosa. Credo nell'Unione per rendere più efficienti i servizi e fare economie».

Va avanti in parallelo anche l'ipotesi di fusione tra Mirabello, Sant'Agostino e Vigarano. Non in antitesi con l'Unione. Angela Poltronieri ricorda che i sei comuni vivono in convenzione dal 2001, con una multiutility che include Goro. Alla fine del 2013, erano dodici le convenzioni. «Il problema era che i comuni non rispondevano allo stesso modo e si entrava e usciva a seconda di dinamiche locali. L'atto costitutivo del 2013 ha tenuto conto di questo e del dopo-sisma». Per Nardini rispetto ai campanilismi «sono passati anni luce, i cittadini chiedono servizi e ora possono avere vantaggi. Nel medio-lungo periodo avremo anche dei risparmi».

Dice Bianchi che «occorre pensare alle unioni, non solo per ridurre i costi, ma perché ci vuole una dimensione sufficiente per garantire la progettazione del territorio. L'Alto Ferrarese non è una somma di territori - ricorda l’assessore regionale - ma va visto nel rapporto con Ferrara e le realtà vicine. La “scatola” Unione è vuota? La dovete riempire, pensando ai cittadini, compresi quelli che verranno. Aumentando innanzitutto la capacità di specializzare le funzioni: questo porta l'efficienza». (mi.pe.)

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