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ieri summit in largo castello

«Pronti a fonderci ma non ora»

«Pronti a fonderci ma non ora»

Le imprese: la Camera di commercio deve restare vicina a noi

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La Camera di commercio di Ferrara «per economicità, efficienza ed efficacia dell’azione, oltre che per la percezione di cui gode tra istituzioni, operatori e imprese, potrebbe e dovrebbe tranquillamente stare da sola. Ma è pronta, in ogni caso, ad avviare processi di aggregazione con altre Camere di commercio a fronte del rischio concreto di ridurre il sistema a 20 Camere regionali, quando, invece, la vicinanza alle imprese sui territori richiede una rete ben più articolata». È in sintesi questa la posizione espressa all’unanimità dalle associazioni di categoria chiamate in conclave, ieri pomeriggio, dal presidente Paolo Govoni. Non (ancora) una scelta di campo, tra Modena, Bologna e la Romagna, «siamo orgogliosi che una realtà importante come la Camera di commercio di Ravenna immagini di aggregarsi con Ferrara - ha detto al termine il numero uno camerale - così come esprimiamo grande soddisfazione per le proposte d’incontro che ci provengono, in queste ore, da altre Camere della Regione». Non è comunque ancora ora di scegliere, «serve una valutazione molto ponderata sul futuro - è l’opinione del vice Giulio Felloni (Ascom), ieri assente per motivi di lavoro - c’è chi sta correndo un po’ troppo: tra l’altro siamo contrari, come associazione, a tagliare i contributi camerali, perché risparmiare 80 euro l’anno ad impresa non ripaga dei servizi messi in forse».

Di qui l’appello rivolto al governo da Govoni, «tagliare prima di aver compiuto la riforma è un’assurdità, come procedere ad una riorganizzazione senza poter contare sul registro informatico delle imprese che è già digitalizzato». Del resto, fanno notare in largo Castello, la legge di stabilità impone che le Camere di commercio eroghino 70 milioni all’anno, tra il 2014 e il 2016, per il sistema Confidi, e mercoledì scorso è arrivato l’ultimo compito: gestire il marchio dell’oro da oreficeria. «Allora serviamo?» si chiede Govoni.

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