«Vi spiego la nuova, buona legge»
Montanari: il Pd metta in campo 4 candidati, poi scelgano i cittadini
Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre si andrà a votare per le regionali con una legge elettorale nuova. Anzi nuovissima, essendo stata approvata il 23 luglio. Le novità rispetto a quella soppiantata sono parecchie e alcune molto rilevanti. Il consigliere del Pd Roberto Montanari, che era nella commissione Statuto che ha elaborato il testo poi votato dall’assemblea legislativa, ne fornisce una lettura politica e tecnica.
Certo che vi siete ridotti proprio all’ultimo minuto. Non potevate farla prima e con più calma, anziché agire sotto le dimissioni di Errani?
La volontà di cambiare la legge elettorale c’era, ma erano forti anche le resistenze a togliere di mezzo il listino del presidente. Quando è arrivato il momento di decidere però si è deciso e il risultato deve essere stato buono se alla fine la legge è stata approvata praticamente all’unanimità, c’è stato un solo astenuto.
Il listino, oltre a costituire una garanzia assoluta per i primi dell’elenco, funzionava anche da premio di maggioranza. Ora è c ambiato il meccanismo.
In meglio, decisamente in meglio. I consiglieri da eleggere restano 50 come prima: 40 vengono eletti su base proporzionale nelle varie circoscrizioni provinciali e in più la coalizione che vince elegge anche il presidente. Poi per assicurare la stabilità di governo scatta il premio di maggioranza.
Che è variabile.
Sì, a seconda dei casi chi vince può ottenere 4 o 9 consiglieri in più rispetto a quelli eletti su base proporzionale. Se vinci alla grande, per esempio eleggendo 25 consiglieri su 40, te ne spettano altri 4 più il presidente. Se invece stai sotto i 24 scatta per intero il premio di maggioranza. C’è un altro aspetto da considerare: con la vecchia legge chi vinceva aveva comunque la certezza di eleggere 29 consiglieri, ora la garanzia si ferma a 27.
Della serie se hai vinto malamente stando sotto il 40% o peggio ancora non meriti un grosso premio.
Il principio è questo: sì alla governabilità , ma senza esagerare.
Chi va da solo quanto rischia?
Chi prende meno del 3% è tagliato fuori e non concorre per i seggi, ma se un partito è in una coalizione in cui il candidato presidente ha ottenuto almeno il 5% concorrre anche se ha preso meno del 3%. Questa norma è rimasta invariata.
Quanti consiglieri si eleggeranno nella circoscrizione provinciale di Ferrara?
Questo è un terreno minato: tutto dipende dai resti. La cosa certa è che ogni partito può presentare 4 candidati. Quattro non è un vincolo è una possibilità, un partito può anche decidere di candidarne meno. È una scelta politica.
Consigli da dare al suo Pd al riguardo?
A Ferrara, come altrove, io inserirei tutti i candidati possibili per dare ai cittadini l’opportunità di scegliere. Ridurre il numero dei candidati, qualunque sia la ragione, lo considererei un errore politico.
Senza la nuova legge non ci sarebbe stata nemmeno la parità di genere: quasi una vergogna per una Regione retta dal Pd.
Ma la nuova legge c’è e la parità di genere è stata giustamente garantita.
Un esempio per favore?
A Ferrara su 4 candidati due debbono essere di sesso maschile e due di sesso femminile. Dove il numero dei candidati è dispari, ipotizziamo 7, la suddivisione dovrà essere 4-3 a favore dell’uno o dell’altro sesso. Inoltre si potranno dare una o due preferenze: se ne dai due devi votare uomo e donna oppure donna e uomo. Se dai la preferenze a due uomini o a due donne, la seconda preferenza viene annullata.
Non avremo mai più un Errani-ter.
No, la legge ha posto il vincolo dei due mandati per il presidente.(m.p.)
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