«Non dimentico il fumo e le urla dei feriti»
Flaviano Pezzetti è stato tra i primi soccorritori: dopo 34 anni ha scritto una poesia
«Quando la bomba scoppiò, quel 2 agosto 1980 io stavo rientrando in ufficio dopo aver preso un caffé al bar della stazione con un collega. Ricordo come se fosse accaduto ieri che ci fu un gran silenzio, un fumo nero che si levava verso l'alto trafitto da un raggio di sole e poi le urla dei feriti».
Flaviano Pezzetti era il dirigente tecnico della stazione di Bologna , lavoro che svolgeva ormai da vent'anni e nonostante siano trascorsi 34 anni da quel tragico giorno non ha mai superato lo sgomento, l'angoscia ed il dolore che provò vedendo tutti quei morti, quelle macerie e quei feriti. «Ho ancora gli incubi alla notte - prosegue nel raccontare l'attentato - e pur amando scrivere poesie, non sono mai riuscito ad esprimere quello che ho provato. Solo quest'anno, non so il perché, le parole mi sono sgorgate dal cuore insieme alle immagini che ho sempre nitide nei miei occhi».
Pezzetti che oggi vive a Pontelagoscuro e collabora alle attività culturali del Centro Sociale “Il Quadrifoglio”, fu il primo ad accorrere, il primo a chiamare i soccorsi e fu lui a dover informare la dirigenza di quanto accaduto, aggiungendo alla drammaticità del momento, il pensiero che nonostante tutto i treni dovevano partire e rispettare gli orari. «Non fu facile - prosegue - constatare il disastro, capire che gli amici che lavoravano nel bar e negli uffici che si trovavano proprio sopra, cinque minuti dopo averli visti servire i clienti, non c'erano più. Non fu facile neppure provvedere al ripristino delle attività della stazione che nonostante tutto dovevano proseguire; ero combattuto fra la disperazione ed il senso del dovere e divisi i miei sentimenti a metà fra gli 85 morti i quasi 200 feriti e la vita che doveva continuare ad andare avanti».
Pezzetti ha un altro ricordo che lo perseguita e di cui non riesce a liberarsi. Esattamente una settimana prima di quel maledetto sabato era a Bari a trovare un collega. Con le rispettive consorti decisero di andare a visitare le grotte di Castellaneta , ma quando fu dentro si sentì in trappola. «Non mi era mai accaduto di provare quel senso di paura e quel desiderio di fuggire - ricorda - ma quel giorno lo dissi francamente: Mi sento male e devo uscire subito di qui. Se dovesse scoppiare una bomba moriremmo tutti! Guardai l'orologio, erano le 10,25 . Esattamente il sabato successivo alla stessa ora accadde l'inferno alla stazione di Bologna tanto che l'amico di Bari mi telefonò subito ricordando l'episodio delle grotte. E tutto questo senza conoscere ancora i veri colpevoli della strage». Questi i versi che Pezzetti ha scritto per la strage.
“2 agosto 1980”
Un tremendo boato,
un silenzio di tomba,
una nube che avanza,
è esplosa una bomba.
Cammino fra i morti,
con circospezione,
scavalco macerie;
la desolazione.
Fantasmi umani,
vagan smarriti,
coperti di sangue
e inorriditi.
Sul treno fermo,
nel primo binario,
è stato per molti
un vero calvario.
Dai vetri divelti,
vedo l’interno,
rosso di sangue,
un vero inferno.
Riverse al suolo,
ragazze in fiore,
che non avranno,
mai più amore.
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