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L’aborto, la 194 e la prevenzione tradita

L’aborto, la 194 e la prevenzione tradita

L’Italia è tra i Paesi puù arretrati in tema di educazione sessuale. Tagli ai consultori

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Una delle lotte più grandi dell’associazione Udi, e in particolare del Gruppo Salute Donna, è quella per l’autodeterminazione della donna. La libertà passa anche per il poter scegliere e decidere in piena autonomia del proprio corpo. La legge 194, a contrario di ciò che molti pensano, non è un’incitazione all’interruzione volontaria di gravidanza, nè un metodo per giustificare disattenzioni senza dare valore alla maternità. Parte integrante, e che quasi mai viene considerata della legge, riguarda invece la prevenzione e l’assistenza alla donna nella fase precedente lo stato interessante: l’articolo 1 della stessa legislazione recita che “L’interruzione volontaria della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite”. Altri invece sono i mezzi per il controllo delle nascite, ma nel nostro Paese manca una parte consistente nell’educazione giovanile: quella sessuale e alla contraccezione, che esiste già da decenni negli altri Stati europei. Per citarne solo alcuni, in Olanda si familiarizza col tema fin dai 4 anni e già dagli anni '90; in Austria la collaborazione tra insegnanti e genitori ha permesso di trattare l’argomento all’interno di diverse materie, instaurando un sistema di comunicazione e non semplice trasmissione di informazioni che si è rivelato tanto efficace da essere esteso anche a Germania, Sud Tirolo e Repubblica Ceca. In Francia, il focus è su cicli di lezioni riguardanti la prevenzione dell’Hiv, e comprende la formazione dei docenti in modo da mantenerli costantemente aggiornati; in Germania è addirittura proibita l’esenzione dei ragazzi dai corsi di educazione sessuale. E in Italia? Nel nostro paese, invece, ci sono state proposte per decenni, ma nessuna legge che regolamentasse l’introduzione obbligatoria nelle scuole di corsi a tema: eppure, l’idea esisteva già un secolo fa, nel 1902, quando l’allora ministro dell’istruzione Nunzio Nasi si interrogava sulla materia, o nel '75, quando Giorgio Bini (Partito Comunista) presentava un disegno di legge. Solo nei primi anni '90 arrivò qualche risultato, consistente in un opuscolo informativo (disegnato dal fumettista creatore di Lupo Alberto), immediatamente ritirato e sostituito. Vent’anni dopo, ancora lo stesso clima e l’ostruzionismo da parte della Chiesa impediscono una politica di libera informazione, e progetti del genere vengono condannati come “minaccia alla libertà religiosa”. Insomma, in questa atmosfera non c'è da stupirsi se sono solo il 16, 2 % le donne italiane tra i 18 e i 26 anni che decidono di prendere la pillola. La prima cosa, quando si tratta un argomento così delicato, è assicurarsi di aver fatto il possibile per arrivare a informare e formare al meglio i ragazzi che, in età sempre più giovane, si avvicinano alla sfera della sessualità. A Ferrara un valido aiuto era arrivato dal progetto “spazio Giovani”, servizio del’Ausl che si occupava di problemi riguardanti la sfera affettiva, le relazioni interpersonali e familiari e l’educazione alla sessualità. All’interno del consultorio familiare gli adolescenti avevano la possibilità di confrontarsi con specialisti a livello multidisciplinare, tramite colloqui informativi e prestazioni sanitarie e psicologiche di diverso tipo. Erano previsti percorsi personalizzati e interventi diagnostici strutturati, non solo per quanto riguarda la sessualità, ma anche per tutta una serie di disagi tipici dell’età dello sviluppo, quali disturbi dell’alimentazione e disagi psicologici. Da qualche tempo però, il servizio non funziona più così bene: complici i tagli statali e la conseguente riduzione del personale, le consulenze sono state drasticamente ridotte. È fondamentale che questi dati non cadano nel vuoto, e ciò per cui si battono da anni le associazioni come Udi e Gruppo Salute Donna venga di nuovo preso in considerazione, in modo da poter agire in maniera concreta e costruttiva per i giovani e soprattutto le giovani della nostra città. Questo è l’appello rinnovato delle associazioni, rivolto al più ampio ventaglio di pubblico, con la speranza che si provi a prendere parte al necessario cambiamento sociale e ideologico di cui ci ritroviamo a essere testimoni. (i.l.)

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