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Pesca della carpa a rischio appassionati in allarme

di Fabio Terminali
Pesca della carpa a rischio appassionati in allarme

La Regione pensa a una riclassificazione della specie ittica, considerata dannosa «I pericoli sono il divieto di reimmissione in acqua e il via libera al bracconaggio»

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OSTELLATO. Tra gli appassionati di pesca si sta diffondendo un sentimento di preoccupazione dovuto a un provvedimento cui sta seriamente pensando la Regione. Si tratta di una riorganizzazione complessiva della materia e in particolare di una riclassificazione di alcune specie ittiche. Tra queste la carpa che, secondo una prima ipotesi, potrebbe passare da autoctona ad alloctona. Risultato paventato? La fine del carpfishing, ovvero la tecnica più praticata e vissuta anche nelle acque interne della nostra provincia. «La cosa rischia di produrre conseguenze pratiche e per nulla piacevoli – sostiene Carlo Basso, un appassionato -, dal teorico divieto di reimmissione in acqua degli esemplari catturati da noi pescasportivi, all'apertura, più o meno indiretta, del prelievo incontrollato da parte dei pescatori di professione».

A parte il fatto che la carpa è da un millennio abbondante presente nelle nostre acque e dunque è ormai naturalizzata, il passaggio a specie alloctona la configura come dannosa e invasiva per gli habitat acquatici (sarebbe una vera e propria devastatrice della vegetazione sommersa), quindi va eradicata come richiedono le normative europee cui anche in Italia e in Emilia Romagna ci si deve adeguare.

Ma ecco l’obiezione allarmata, che ha anche una valenza etica e morale. Il rischio è la «perdita di tutto ciò che riguarda il no kill e la salvaguardia – dicono Luca Bandieri e Gianfranco Di Feo, che spesso pescano alle Vallette di Ostellato -. Questo comporterebbe un grandissimo impoverimento delle acque e soprattutto una brutalità tale nei confronti di questo essere vivente che da secoli popola le nostre acque senza disturbo alcuno, senza arrecare nessun tipo di danno all’ambiente. Questo inoltre significherebbe lasciare libero campo ai mestieranti con le reti e a personaggi indignitosi, che alimenterebbero il bracconaggio selvaggio che è e deve essere combattuto in tutte le sue forme, portando le nostre acque allo svuotamento totale». In definitiva si assisterebbe alla fine «del vero carp angler – continuano Bandieri e Di Feo -, ossia colui che ha cura del pescato, che utilizza culle e materassini di dimensioni enormi per evitare danni al pesce, che all’evenienza ne disinfetta le ferite causate da parassiti ed altre cause per poi rilasciarlo al suo ambiente».

Per ora le novità sono state approvate dalla commissione tecnica della Regione Emilia-Romagna, in attesa del sì della giunta regionale del nuovo regolamento ittico. Ma la politica, si sa, ha tempi del tutto particolari. Le dimissioni di Errani, e la conseguente fine anticipata della legislatura, potrebbero aver allungato la vita al carpfishing dalle nostre parti.

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