«Carife, uno stato di agitazione senza senso»
Da Fabi e Fisac-Cgil un duro e irridente attacco a Dircredito, Fiba-Cisl e Ugl
Fabi e Fisac/Cgil hanno specificato punto per punto i motivi dei contrasti con i tre sindacati Fiba/Cisl, Dircredito e Ugl che hanno proclamato lo stato di agitazione del personale di Carife. L’elenco dei distinguo è contenuto in un lungo comunicato che annuncia anche un’imminente assemblea «aperta a tutti» convocata da Fabi e Fisac. Lo stato di agitazione per Fabi e Fisac è privo di senso, in quanto mancano i presupposti (cause), non sono chiare le forme di lotta (strumenti) e perfino le rivendicazioni sono vaghe (obiettivi).
Ciascuna delle tre voci viene sviscerata.
Cause. Per Fisac e Fabi dopo «il deludente incontro alla fine di maggio» e le pubbliche critiche rivolte ai commissari di Bankitalia da tutti i sindacati interni, molte delle informazioni richieste su esodi incentivati straordinari, giornate di solidarietà, ferie, distacchi, minor costo dei dirigenti ecc.) sono state trasmesse: «Per ogni voce è stato affiancato il relativo risparmio o incremento di costo - dicono Fisac e Fabi - Ciò vale anche per i costi complessivi del personale» che è «diminuito su base trimestrale di 4,2 miliono di euro. Non sono calcoli “approssimativi”: sono dati ufficiali». Naturalmente in questo momento la Banca sostiene il costo degli assegni al Fondo per finanziare gli esodati, ma si tratta di un costo che progressivamente diminuisce.
Sulla scorta dei dati trasmessi dai commissari «Fabi e Fisac hanno fatto delle valutazioni. Stiamo lavorando ad una proposta sugli inquadramenti, che sono uno dei punti dell’attuale Contratto integrativo aziendale maggiormente sottoposti ad attacco da parte della gestione commissariale». Fabi e Fisac aspettano ancora altri dati sull’evoluzione dei costi amministrativi, ma ritengono di non essere davanti a «una situazione di carenza informativa tale da impedire la valutazione dell’ impatto avuto dall’accordo di novembre 2013» o «tale da dichiarare lo “stato di agitazione del personale». Al contrario vi sono «già le informazioni necessarie per dire che le finalità dell’accordo sugli “esodi” sono state rispettate» e «per discutere il rinnovo del contratto da una posizione seria ed autorevole: quella di chi ha fatto la sua parte».
Strumenti. Sono quasi irridenti Fabi e Fisac verso gli altri tre sindacati: cosa significa proclamare uno «stato di agitazione “propedeutico alle iniziative di protesta che porremo in essere nelle prossime settimane”. Cosa significa «“valuteremo quindi lo sciopero, ma in forma più che altro simbolica”. Lo sciopero in forma simbolica è un concetto singolare: da esso trapela la sensazione della non opportunità di azioni di lotta volte ad aggravare ulteriormente i sacrifici che stanno compiendo i colleghi. Nonostante questo, qualcuno ritiene che creare uno stato di “agitazione” sia proficuo in ogni caso; non importa se il beneficio per i colleghi non sia percepibile».
Obiettivi. Il tono nel finale si fa caustico: «L’obiettivo di una protesta deve essere chiaro, facilmente comprensibile. Inoltre deve essere un obiettivo che punti a migliorare il lavoro (o lo stipendio) dei colleghi. L’obiettivo cui si punta è, per esempio, fare qualche giornata di solidarietà in meno? No. Si punta a ripristinare gli inquadramenti “congelati” dal commissariamento? Nemmeno».
La polemica. Per Fiba/Cisl, Dircredito e Ugl “La verifica dell’accordo è principalmente un problema legale-contrattuale” da “demandare alle valutazioni di un giudice”, ma per Fisac e Fabi questa deriva giudiziaria è insidiosa: «I rappresentanti di Dircredito, Fiba e Ugl sono galvanizzati dalla causa vittoriosa che ha obbligato la Cassa a pubblicare un volantino di Dircredito. Gli avvocati sperano di lucrare qualche altra parcella, a spese della Cassa; i dipendenti invece sono preoccupati e si chiedono a chi giova tutto questo». Ultima bordata: «Se qualcuno crede di essere diventato Perry Mason si accomodi, ma non usi i dipendenti Carife».
La risposta. Dircredito, Fiba/Cisl e Ugl potranno replicare già oggi: le tre sigle hanno infatti convocato un’assemblea alle 18 alla Sala Estense per spiegare i motivi dello stato di agitazione.(m.p.)
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