«Sistemate quella buca I rattoppi non bastano»
Alcuni cittadini di Argenta denunciano i disagi lungo un tratto di statale Adriatica «Sopportiamo rumore e vibrazioni, l’Anas dice che tocca al Comune procedere»
ARGENTA. «L'Anas ci ha risposto che non farà più interventi di rattoppo su quell'avvallamento perché dice che sotto c'è una perdita d'acqua che provoca il cedimento e quindi ci ha detto che ci dobbiamo rivolgere al Comune di Argenta». La precisazione è di Mauro Cobianchi, uno dei tanti cittadini che abita lungo la statale Adriatica, precisamente lungo quel tratto di strada situato di fronte a Tellarini Gomme e dove, per una ventina di metri, l'asfalto nuovo cede continuamente a causa del passaggio del traffico pesante.
Un avvallamento che, nonostante il rifacimento completo dell'asfalto e i continui rattoppi, continua a rigenerarsi con la conseguenza di fare rumore e procurare vibrazioni alle case che per i residenti somigliano a un martello pneumatico in azione 24 ore su 24. Nei giorni scorsi Cobianchi, assieme ad altri cittadini, ha segnalato il problema all'Anas e alla Polizia stradale. Il risultato è che, lo stesso ente stradale, nel giro di pochi giorni, ha fatto intervenire una squadra per mettere una toppa di catrame bituminoso. «Il risultato è sotto gli occhi di tutti - aggiunge Cobianchi -: l'avvallamento persiste e in più si è formato una sorta di scalino o di trampolino molto pericoloso soprattutto per le moto. Se un motociclista inavvertitamente dovesse transitarci sopra, davvero non saprei come potrebbe finire. Come dicevo prima - precisa - l'Anas ha risposto che da un loro sopralluogo risulta che sotto c'è una perdita d'acqua e quindi non è più di loro competenza ma del Comune di Argenta. La nostra preoccupazione è che quel tratto di statale 16 diventi terra di nessuno, come una sorta di conflitto di competenza e a pagarne le conseguenze fossimo noi, costretti a sopportare rumore e traballamenti. Cosa faremo? Di certo - conclude Cobianchi - qualcuno del Comune dovrà verificare cosa sta dicendo l'Anas e noi non rimarremo con le mani in mano, certamente».
Giorgio Carnaroli
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