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l’ex ministro si preoccupa anche per una persona colpita da malore

«L’immigrazione non è un’emergenza»

«L’immigrazione non è un’emergenza»

Cécile Kyenge alla Festa del Pd: giusta la libera circolazione delle persone

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BONDENO. Cécile Kyenge e l'integrazione, nell'Europa del futuro. Una grande opportunità, se l'Italia saprà coglierla. È il senso della visita dell'ex ministro all'integrazione, attuale parlamentare europeo, ma si parte da qui, dalla Festa del Pd dell'Alto Ferrarese, per cercare anche dal basso una nuova conoscenza europeista e cosmopolita. È questo anche il senso dell'introduzione del segretario provinciale dei democratici, Paolo Calvano. Intervista la Kyenge la giornalista Claudia Fortini. Non prima, però, che la stessa Kyenge, che è un medico, si sia preoccupata di sapere di una persona colpita da malore, poi soccorsa dal 118 alla festa. «Ringrazio la provincia di Ferrara - dice Cécile Kyenge - perché sono stata eletta con 93mila preferenze, in buona parte arrivate anche da questo territorio. Faccio parte di quella delegazione del Parlamento europeo che deve rapportarsi anche con realtà africane, del Pacifico e dei Caraibi. Anche per promuovere attraverso la cooperazione internazionale, anche sul piano economico, scambi con queste zone del mondo. Per cercare nuove strade per uscire dalla crisi e tracciare il futuro». Andando sul punto cruciale dell'intervento della Kyenge, «l'immigrazione non dev'essere vista come un'emergenza, ma come un qualcosa di naturale. L'Italia per moltissimi anni è stata un Paese di emigrazione (cita l'esempio del sindaco di New York, De Blasio; ndr). All'inizio degli anni '90, di fronte all'ondata dall'Albania, gestita abbastanza bene, è nata parallelamente anche una politica della paura: la Lega, soprattutto, ha diffuso una paura di un'invasione. Invece, si sarebbe dovuto preparare il Paese ad un cambiamento mondiale, di una nuova mobilità. Quando arrivano tante persone, nessuno nega che possano arrivare delinquenti, ma non si può generalizzare e dare la colpa a tutta una popolazione. Siamo stati invasi da terminologie nuove, come la parola "clandestino", rimasta nell'immaginario. Mentre stringevamo rapporti con i dittatori del nord-Africa (Gheddafi; ndr). Dobbiamo essere fieri della libera circolazione non solo delle merci, ma anche delle persone». La Convenzione di Dublino 3 - ha spiegato - «deve fare passare il messaggio che l'Ue può avere la possibilità di gestire anche economicamente l'arrivo e il transito delle persone. In mancanza di una cabina di regia, ogni Paese farà a modo suo». C'è un attacco ad Alfrano, che «fa il forte con i deboli, mentre è debole con i forti e non ha il coraggio di andare a Castel Volturno a dire: lotta dura alla camorra». Sul discusso "Mare nostrum", poi, «ha avuto il merito di dimostrare che salvare una persona è un dovere, non una colpa. Un profugo è una persona che sfugge da un luogo di guerra, o da calamità ambientali. Non è l'Italia da sola - precisa Kyenge - a dover andare in Libia per instaurare un dialogo, deve esserci un rappresentante dei 28 paesi europei a farlo a nome di tutti». Il 30 settembre ci sarà un procedimento con Calderoli e Rainieri, «per un'offesa a me rivolta. Andrò avanti - dice Kyenge - perché una di queste persone è difesa dall'avvocato del partito e questo vuol dire che ne condivide il pensiero». (mi.pe.)

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