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<Carife, pronti allo scontro con i commissari>

di Marcello Pradarelli
&lt;Carife, pronti allo scontro con i commissari&gt;

Ma niente sciopero. Per ora azioni legali se non arrivano dati sui conti. Attacchi a Fiba e Fisac-Cgil per la loro timidezza

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Le stoccate a Fabi e Fisac - qualcuna pure velenosa - vengono tirate a più riprese, ma Fiba Cisl, Dircredito e Ugl cercano di non perdere di vista l’obiettivo: colpire i commissari, colpevoli di scarsissima trasparenza, di collaborazione pari a zero. Ad aprire l’assemblea dei dipendenti Carife che si tenuta ieri alle 18 nella Sala Estense («vi ho contato, siete 95 senza noi sul palco», comunica Brandani dell’Ugl) è Luca Dalprato della Fiba-Cisl, che fa il riassunto delle puntate precedenti: «Ad aprile abbiamo chiesto i dati, all’incontro del 23 luglio, quattro mesi dopo, non ce li hanno forniti». Come non bastasse il commissario Capitanio «ha detto “valutiamo altre giornate di solidarietà”. Non sappiamo quanto abbiamo risparmiato con l’accordo di novembre e ci comunica che dobbiamo fare altri sacrifici». All’affronto è stato risposto con l’ultimatum: forniteci i dati entro il 30 luglio. «Anche Fabi era d’accordo, poi ci hanno ripensato, non so perché». Ma Dalprato non affonda su Fabi e Cgil: «Il tavolo sindacale non si è rotto, lo confermano anche loro che non c’è rottura». Intanto annuncia battaglia sugli inquadramenti. In Carife ci sono una cinquantina di persone che svolgono da mesi mansioni superiori - anche di direzione di agenzia - senza che la qualifica venga riconosciuta: «Se non ci concedono un incontro in agosto ricorreremo al giudice del lavoro».

Tocca a Mauro Fanan (Dircredito), spiegare perchè si è giunti allo stato di agitazione: «Non c’è stata la minima trasparenza verso il personale, questo è inaccettabile. Sono uscite 130 persone da Carife e noi non sappiamo se è stato utile o quanto. Abbiamo fatto 20 giornate di solidarietà e ora non abbiamo più una goccia di sangue da dare. In questi mesi i commissari hanno fatto di tutto per sottrarsi al confronto, hanno rinviato, glissato. Noi siamo stati dialoganti fino a oggi, ma loro capiscono solo lo scontro. Ci hanno costretto a usare la maniere forti, per questo abbiamo proclamato lo stato di agitazione». Che un effetto l’ha ottenuto. «L’abbiamo indetto alle 10.49 e alle 12 è arrivata la prima mail con le prime informazioni». Il resto un paio di giorni dopo. Ma non è ancora abbastanza per Fiba, Dircredito e Ugl: sono dati poco agevoli da maneggiare, controversi da leggere. E le deduzioni che ne hanno tratto Fabi e Cgil «che hanno avuto le informazioni anche se non le avevano chieste - sottolinea Fanan - sono sballate». Il report sugli straordinari dice che non se ne fanno in Carife, così come vuole l’accordo del 23 novembre, ma la realtà è diversa: «Lo sappiamo che li fate e non li segnate. Sbagliate, dovete segnarli, specie se fatti per portare i commissari avanti e indietro da casa alla banca». Accenna anche al fatto che nell’andirivieni si sono cotte due auto. Accenna pure ai mesi che hanno davanti i commissari e all’incertezza sugli esiti: «Sappiamo che la Popolare di Vicenza sta circumnavigando, vede il sindaco, forse vedrà la Fondazione...». Alla domanda di Matteo Fornasini sulle forme di lotta, Fanan precisa che «se si andrà allo scontro cercheremo di non pesare sulle persone». Niente sciopero dunque. Piuttosto un’incisiva azione legale per inadempienza contrattuale.

Brandani si prende il gusto di attaccare Fisac-Cgil: «Il loro capo Atti ha detto che la situazione di Carife è colpa anche dei sindacati che hanno avuto atteggiamenti timidi». E per Brandani la Fisac persevera nella timidezza. Poi prende di mira il segretario della Fabi Filippo Mascina: «All’incontro del 23 luglio mi sono trovato in cartellina un documento Carife firmato da Mascina. Non sai più se sta da una parte o dall’altra del tavolo». Ultimo affondo alla politica «Viene Franceschini e parla di Eni, ricordo grandi battaglie di Ferrara per Romagna Ruote, per Berco, di Carife nessuno parla. Carife è una m...».

Marcello Pradarelli

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