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Il progetto Geotermia 2 può riaccendere i motori

Stefano Ciervo
Il progetto Geotermia 2 può riaccendere i motori

Lo studio Cavone ha ‘scagionato’ le attività estrattive da coinvolgimenti nel sisma. L’assessore Gazzolo: risultato chiaro, a settembre riparleremo della sospensione

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FERRARA. Il progetto Geotermia 2 può niziare a scaldare i motori. Non lo dice esplicitamente, l’assessore regionale Paola Gazzolo, ma il senso del discorso è che dopo aver spazzato via le ombre sull’impatto del polo estrattivo del Cavone sul sisma 2012, non ci sono più motivi per bloccare le nuove pratiche relative ad attività nel sottosuolo, a partire appunto da quelle geotermiche.

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A parlare è lo stesso amministratore che, nel maggio scorso, annunciò il congelamento di ogni autorizzazione aggiuntiva fino ai risultati del monitoraggio del Cavone. «La direzione verso la quale c’indirizzano questi risultati è chiara, ora bisogna verificare tempi e meccanismi. Il blocco delle attività nel sottosuolo dei territori interessati - ricorda l’assessore alla Sicurezza del territorio - è disposto da una delibera di sospensione, in questo momento la giunta regionale opera in regime di ordinaria amministrazione (a seguito delle dimissioni del governatore Errani, ndr) e i tecnici stanno ora valutando quali sono i limiti d’azione, anche in rapporto a situazioni come questa.

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La prossima riunione della giunta, in ogni caso, sarà a settembre». Sarà quella, dunque, la sede per capire se per progetti come la Geotermia 2 possono essere sbloccati subito, oppure sarà necessario attendere la nuova giunta che uscirà dalle elezioni di novembre. Gazzolo, nel frattempo, si concentra sul contesto: «Credo che le nostre comunità possano essere contente del rispetto dei tempi e dei risultati dello studio sul Cavone. Ora, come assessore alla Sicurezza territoriale mi sto rapportando al ministero dello Sviluppo economico per mettere a punto le linee guida per il monitoraggio di queste attività, che è un passaggio fondamentale oltre che un nostro impegno politico». Il “manuale” per tenere sotto controllo le attività nel sottosuolo, dunque, arriverà più avanti, ma questo aspetto è meno strategico dal punto di vista di Hera, rispetto alla possibilità o meno di poter procedere con il nuovo progetto, avendo in tasca la garanzia di trovare ascolto in Regione.

Si riapre dunque il dossier Geotermia 2, cioè l’attivazione di una seconda centrale geotermica nella zona di via Conchetta, a fianco del vecchio inceneritore che il progetto prevede di smantellare. L’idea è di moltiplicare il numero di appartamenti collegati al teleriscaldamento, estendendo la rete grazie anche all’impiego massiccio dell’energia proveniente dall’inceneritore di via Diana, tra i motivi dell’opposizione dei comitati ambientalisti e No Triv, oltre appunto al presunto rischio sismico. Hera si è impegnata, come noto, ad adattare il progetto originario, che prevedeva l’insediamento nella zona di via Pontegradella, investendo 50 milioni, e il sondaggio del Comune ha promosso il progetto. Poi il blocco dopo i dubbi sul Cavone dello studio Ichese, dissolti, secondo la Regione, dal rapporto sul monitoraggio del sito modenese.

Gazzolo dice la sua sulle polemiche innescate dall’articolo della rivista americana Science, nel quale si rivela che la parte di questo rapporto non legata direttamente ai dati del monitoraggio, non è originale ma tratta da un precedente studio Eni: «Faccio fatica a comprendere queste affermazioni. Tutti hanno potuto seguire sul sito www.cavone.it come abbiamo studiato le interrelazioni tra i pozzi, all’interno del rapporto finale confluiscono certo studi di divesa natura ma era così, ad esempio, pure per il rapporto Ichese».

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