«Nel Pd circolano i nomi, non le idee»
Regione, la proposta di Zaghini per decidere le candidature: legare i consiglieri al vincitore delle primarie per la presidenza
FERRARA. Eric Zaghini è in una strana condizione: potrebbe restituire da un momento all’altro la tessera del Pd, ma potrebbe anche candidarsi con il Pd alle elezioni regionali.
A dispetto di questa indeterminatezza, Zaghini ha invece le idee molto chiare sul meccanismo da adottare per selezionare i candidati alle regionali.
E forse se il Pd decidesse di sostenere la sua proposta romperebbe anche gli indugi. Nell’attesa resta a fare il sindaco di Berra poichè è stato appena rieletto, e si adopera per Ferrara Adesso, l’associazione dei renziani al 100%.
Zaghini, lei aveva minacciato di restituire la tessera del Pd se agli amministratori uscenti di Area fosse stato dato un bonus di qualche migliaio di euro. Il premio non l’hanno avuto, è rientrata anche la sua minaccia?
Diciamo che sospendo il giudizio.
Nel Pd c’è chi la giudica idoneo per candidarsi alle elezioni regionali? Lei che intenzioni ha?
Prendo atto con piacere, che alcune persone, in particolare degli amici come Luigi Marattin e Paolo Pavani, sollecitino la mia candidatura. Ma ritengo che ad oggi questa ipotesi appartenga alla sfera della fantapolitica, anche perchè ancora non si sa nemmeno chi sarà il candidato del Pd alla presidenza della Regione.
Cosa che per lei è fondamentale sapere?
Dovrebbe essere fondamentale per tutti quelli che aspirano a candidarsi per fare il consigliere regionale: io una proposta l’avrei per decidere chi candidare.
La illustri.
Pare proprio che ci saranno delle primarie molto aperte, non si saprà in anticipo chi vincerà. Balzani ha già deciso di correre, altri sono intenzionati a farlo.
Ma saranno primarie incerte soprattutto se ci sarà anche Richetti a sfidare Bonaccini.
Certo, in ogni caso mi auguro che sarà una competizione sana, vera come deve essere sempre la sfida delle primarie. La mia idea è questa: legare i candidati consiglieri al candidato presidente. Questa sì sarebbe una novità importante, perché obbligherebbe tutti a confrontarsi su temi politici e di programma e non sul solito balletto dei nomi.
Perchè agganciare i consiglieri al presidente cambierebbe lo scenario?
Guardiamo cosa sta succedendo qui in casa nostra: circolano nomi, ma non circolano idee. Si parla di Tizio, di Caio, di Sempronia come probabili o sicuri candidati ma nessuno dice una parola sulla sanità, le infrastrutture, la politica dei rifiuti...Legare il consigliere al candidato presidente invece obbliga a schierarsi a favore di un progetto di governo. Sarebbe assurdo se le primarie le vincesse Richetti e qui, come se niente fosse, candidassimo chi sta con Bonaccini, quasi che qualcuno sia predestinato a percorrere comunque tutto il cursus honorum. Ovviamente il discorso vale anche a rovescio: se vince Bonaccini sarebbe assurdo che venissero candidati in massa i sostenitori di un altro candidato.
Chi vince si porta dietro anche la squadra.
Dovrebbe funzionare così, anche se siamo nello stesso partito e abbiamo molte cose in comune, esistono visioni diverse. Se oggi al Senato vi fossero persone più vicine alle idee di Renzi, probabilmente il cammino delle riforme incontrerebbe meno ostacoli.
Crede che la sua idea della cordata presidente-candidati consiglieri farà strada?
Non la accetteranno mai. Ma sarebbe utilissima al Pd: se si confrontassero davvero in questo modo diverse opzioni politiche allora salterebbero fuori anche nomi nuovi per candidarsi a consigliere. Invece da settimane non si sa di cosa stiamo parlando».
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