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l'intervista

«Sui rifugiati niente tetti agli arrivi»

Gioele Caccia
«Sui rifugiati niente tetti agli arrivi»

L’assessore Sapigni: ecco come funziona l’accoglienza nella nostra provincia dove sono ospitati quasi 200 immigrati

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FERRARA Il tempo di varare il nuovo sistema di ripartizione territoriale dei rifugiati, che ha restituito un ruolo all’ex Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Bologna, ormai in disuso, e a Ferrara si sono aperte le porte per altri 20 rifugiati.

In provincia, come conferma Chiara Sapigni, assessore comunale ai servizi alla persona e referente regionale Anci per l'area immigrazione, nelle strutture messe a disposizione da associazioni e cooperative nei nove comuni che partecipano al programma “Mare Nostrum” (Ferrara, Vigarano, Fiscaglia, Codigoro, Comacchio, Cento, Ostellato, Copparo e Bondeno) sono attualmente ospitati 145 immigrati che chiedono asilo o assistenza umanitaria attraverso i canali dell’operazione governativa, più altri 49 giunti in autonomia, in totale 194; l’ultimo contingente è stato assegnato a Ferrara lunedì scorso, quando è diventato operativo il nuovo sistema di smistamento regionale basato sull’attivazione dell’‘hub’ di via Mattei, a Bologna.

Assessore Sapigni, cosa cambierà con la nuova funzione assegnata all’ex Cie nel sistema dell’accoglienza provinciale?

Abbiamo già affrontato situazioni molto simili nel recente passato, ricordo l’emergenza Nord-Africa tra il 2011 e il 2012. Con “Mare Nostrum” abbiamo già oltrepassato i livelli di accoglienza garantiti due anni fa ma stiamo gestendo i nuovi flussi senza particolari difficoltà. La creazione del centro di accoglienza regionale, a Bologna, agevolerà il lavoro di chi ospiterà i rifugiati nelle strutture aperte con i bandi emessi dalle varie prefetture. Siamo stati la prima regione ad attivare un centro di accoglienza di questo tipo».

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C’è un tetto al numero di immigrati in cerca di asilo ospitabili nella nostra provincia?

No. Abbiamo un limite amministrativo, nel senso che la prefettura ha pubblicato un bando per 230 posti al quale hanno partecipato associazioni e cooperative, ognuna delle quali ha messo a disposizione una o più strutture. La ripartizione per provincia viene definita sulla base della popolazione residente, Ferrara accoglie il 7% degli arrivi.

Come incide la presenza di comuni inseriti nel cosiddetto cratere, quelli colpiti dal terremoto?

Nella nostra provincia alcuni siti sono stati attrezzati anche in questi comuni, che vengono però scomputati dalla popolazione residente sulla base dei criteri stabiliti a livello nazionale. Nel ferrarese e nel modenese quindi il numero degli stranieri accolti tende ad essere un po’ più basso di quanto prevederebbe una semplice ripartizione basata sulla popolazione residente. Il limite degli accessi autorizzati nelle province può essere rivisto e adeguato dalle prefetture in base alle necessità nazionali (nuovi sbarchi, livello di adesione delle altre regioni e province). L’operazione in corso è basata sul coinvolgimento delle regioni, ma non sappiamo quanto durerà l’emergenza (gli sbarchi continuano e non interessano solo la Sicilia). Possiamo dire una cosa: se regioni come Piemonte, Lombardia e Veneto avessero destinato a questa funzione le strutture che avrebbero dovuto allestire (parliamo di migliaia di posti) i flussi in arrivo, anche in Emilia Romagna, sarebbero sensibilmente più bassi rispetto ai numeri di cui parliamo oggi.

Sarà ancora necessaria la prima accoglienza all’ex S. Anna prima del trasferimento nei centri allestiti in provincia?

No, ora la parte sanitaria (visita medica ed esami) e l’avvio della procedura burocratica per la richiesta di asilo verranno eseguite a Bologna. Chi verrà inviato a Ferrara accederà direttamente alla struttura alla quale è stato destinato. Qui sarà completato l’iter per la protezione internazionale che si concluderà con l’accoglimento o il diniego della richiesta.

Chi finanzia i costi?

Il ministero.

Ma i soldi arrivano?

Sì, abbiamo avuto già una tranche per i trasferimenti dei primi mesi dell’anno. Ora sono relativamente veloci, dobbiamo ancora ricevere però i rimborsi degli anticipi per l’emergenza Nord-Africa del 2012.

Quanto costa l’intervento?

Trenta euro al giorno per persona richiedente asilo.

Da dove arrivano i rifugiati ospitati a Ferrara?

Dal Mali, Nigeria, Pakistan, Senegal, Gambia, Afghanistan.

Con l’aumento dei flussi avete ricevuto segnalazioni di disagi da parte dei residenti?

No. Evidentemente alcune lezioni apprese dal passato (ad esempio non concentrare più di 15-20 persone nello stesso sito) hanno consentito di migliorare oltre che l’organizzazione anche i rapporti con la popolazione.

 

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