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Carife, addetti esasperati «Tante ore extra ignorate»

Carife, addetti esasperati «Tante ore extra ignorate»

Le filiali sono sotto organico. I sindacati: segnate tutto, no ad altri sacrifici Allarme Fabi sulla vendita di Commercio e Finanza: inciderà sul capitale sociale

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Alla fine i dipendenti Carife hanno tirato fuori quello che davvero incide sulla loro condizione di protagonisti dell’operazione di riassetto aziendale attraverso, in sostanza, la riduzione del costo del lavoro: le condizioni di lavoro che si sono fatte molto difficili, soprattutto nella rete, con filiali spoke fortemente alleggerite di personale. È bastata l’insistenza di Enrico Zanforlini (Cgil bancari) all’assemblea delle sigle che si sono chiamate fuori dallo stato di agitazione proclamato da Dircredito, Cisl e Ugl, sul richiamo aziendale «non fate straordinari, punto, se in casi particolari come una rapina vi trovate dove non dovreste, possono essere guai», per scatenare reazioni forti. «Ma come si fa a non farli, siamo praticamente obbligati», «se l’ultimo cliente esce alle 5 di sera, il capo lo vede che siamo in straordinario», «a volte sono da solo, non riesco neanche ad andare in bagno» «ci dicono che bisogna stringere i denti e noi lo facciamo per amor proprio, per i clienti» sono state le frasi rivolte ad alta voce dalla platea di un’ottantina di partecipanti all’assemblea. E c’è chi faceva presente al collega che, nella tal filiale, si è passati dai 10 addetti di dicembre ai 2 di oggi. Il tutto a causa della riduzione di personale e delle giornate di solidarietà, che saliranno a 20 per addetto a partire dal 2015, anche se la situazione dovrebbe migliorare con l’arrivo da Napoli di una trentina di addetti di Commercio e Finanza, in fase di vendita. «Dovete insistere per farvi riconoscere a monte ore le prestazioni aggiuntive, altrimenti non emergono le difficoltà della rete rispetto, ad esempio, a Carife Sei, e noi non abbiamo possibilità di controbattere all’azienda che ha voluto questa organizzazione del lavoro» hanno insistito i sindacalisti. «Comunque l’azienda sa che in queste condizioni non può risparmiare altri soldi sul personale» è il paletto piantato da Nicola Cavallini (Cgil credito), con riferimento alla «battuta» attribuita al commissario Giovanni Capitanio sulla possibilità di fare giornate aggiuntive di solidarietà.

Sull’operazione Commercio e Finanza, vista finora in luce positiva, si però è alzato il grido di allarme di Filippo Mascina (Fabi): «Attenzione, perché quando arriverà qualcuno a comprare non prenderà tutto, le cose che non vanno bene (crediti difficili su quasi 1 miliardo di affidamenti, ndr) torneranno indietro. Tutto ciò avrà un impatto tremendo sul capitale sociale, che rischia la riduzione ai minimi termini. Lo spiego con un esempio: sarebbe come vendere una casa il cui valore è inferiore all’importo del mutuo iscritto».

L’autunno, insomma, si prospetta caldo e anche per questo Fabi e Cgil non intendono sguainare un’arma come lo stato di agitazione per seguire le rivendicazioni delle sigle “cugine”, «la madre delle battaglie sarà la confluenza o la fusione con la banca che ci acquisterà, lì dovremo giocare tutte le nostre carte per difendere occupazione, reddito, territorialità, trasferimenti» ha chiarito Mascina. Fusione o autonomia in un nuovo gruppo, tre le due ipotesi «cambiano radicalmente le cose per 280 colleghi in Carife Sei», cioè nei servizi comuni, ha ribadito Zanforlini. E a dicembre scade l’integrativo.

Cavallini ha poi preso atto del «ritiro da parte delle altre sigle dell’ipotesi anche di sciopero simbolico», mentre Mascina si è detto «molto infastidito dagli attacchi personali». I sindacalisti si rivedranno già l’11 agosto al tavolo aziendale sulle mancate promozioni e, a questo punto anche sugli straordinari, e lì si capirà se la crepa nei loro rapporti è destinata o meno ad ampliarsi. (s.c.)

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