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I pescatori di frodo non mollano

I pescatori di frodo non mollano

Argenta. Sequestrati 500 metri di tramagli nel canale di fianco al museo della Bonifica

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ARGENTA. Non c'è più limite alla sfrontatezza dei pescatori di frodo. Dopo gli arresti dei mesi scorsi e i sequestri delle reti, i bracconieri sono tornati a farsi vivi ancora ad Argenta. La loro azione malavitosa è da considerarsi come una sfida; infatti, 10 tramagli da 50 metri per un totale di 500, sono stati ritrovati e sequestrati dalla polizia provinciale addirittura nel canale della Botte (conosciuta come "Zena"), proprio a fianco del museo della Bonifica, sede dell'impianto idrovoro del Saiarino di Argenta. Una spregiudicatezza sconvolgente desumibile dal fatto, che la banda, nello stendere i tramagli, ha utilizzato una barca con motore elettrico proprio per non fare rumore e non essere individuati soprattutto di notte da coloro che lavorano o abitano all'interno dell'area del Consorzio. La barca con sacchi di juta e una batteria sono stati ritrovati nascosti in mezzo alle fitta vegetazione del canale. Della presenza di questi tramagli, a onore del vero, se n'erano accorti un po' tutti, pescatori locali compresi, ma gli agenti della polizia provinciale, nel tentativo di sorprendere i malviventi al recupero, hanno temporeggiato un po' per il recupero. E siccome era prevedibile che nelle reti fossero impigliati parecchi esemplari, mercoledì verso le 15 l'agente scelto Riccardo Montanari, assieme a una guardia volontaria della Federcaccia, è intervenuto con il supporto dei tecnici della bonifica. Il sospetto che ci fosse del pesce intrappolato ha avuto conferma visto che al peso sono risultati circa quattro quintali di carpe tutte rilasciate. «Dal tipo di tramaglio utilizzato - precisa il comandante Castagnoli - abbiamo la certezza che si tratti di pescatori di frodo dell'est europeo. Un plauso va al mio personale tra l'altro costretto ad operare con norme che non aiutano». (g.c.)

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