«In Regione mandiamo il meglio del Pd»
Marattin a ruota libera su Renzi e il Pil, Zaghini e le cordate, l’accoppiata Calvano-Zappaterra e il programma di Bianchi
Sarà Marattin il mandante di Zaghini?
«Ma per piacere, Zaghini sa pensare con la propria testa e anche per questo è uno che raccoglie consensi anche in quella terra di nessuno che spesso è decisiva per vincere o perdere le elezioni». La conversazione con Luigi Marattin, assessore comunale al bilancio, ma anche professore di economia nonchè renziano convinto, ora vira per sul Pil.
Meno 0,2%. Cosa le dice questo numerino?
Mi dice che è in corso uno strano e folle dibattito in questo Paese, secondo il quale è colpa degli 80 euro arrivati a chi prende stipendi bassi se l’economia non è decollata: soldi inutili, decisione sbagliata, nessun effetto sulla domanda... Ma nessuno fa notare che il meno 0,2% è riferito al trimestre aprile-giugno e che gli 80 euro sono arrivati alla fine di maggio o addirittura a giugno e sono serviti a tante famiglie per pagare la Tasi, una spesa viva in più che l’anno scorso non c’era. Magari gli 80 euro non funzioneranno per tonificare un po’ la domanda, ma i conti vanno fatti a fine anno, non dopo un paio di settimane.
Comunque siamo in recessione.
Per smuovere l’economia italiana non basta spingere un bottone: tocco un tasto e arriva il più 2%, ne tocco un altro e c’è il più 3%. L’Italia è un paese ammalato e fermo da vent’anno, non si risana nè lo si rimette in marcia in un mese. Serve un ciclo di governo e c’è bisogno di un complesso di riforme e di manovre, dal fisco al mercato del lavoro.
Ma è il Senato che tiene banco.
Ma serve anche quella riforma per smuovere l’Italia: dopo basterà il voto della Camera per rendere operativo un provvedimento economico.
Rientro alla base passando per la Regione. Le faccio un nome: Patrizio Bianchi.
Ho letto il suo documento, finalmente qualcuno che parla di contenuti, tema, come ha rilevato giustamente Zaghini, scomparso dal dibattito sulle elezioni regionali. È lodevole che sia Bianchi il primo a entrtare in argomento e adire che la sfida è sulle competenze e non sulle correnti.
Può entrare nel merito?
Nel suo documento trovo concetti che mi sono familiari, sono gli stessi, aggiornati, che proponeva a noi studenti di Economia - io, Calvano e altri - nel 1997. Ho trovato cose molto condivisibili come il nuovo ruolo che dovrà avere la Regione e la centralità della manifattura. Manca il capitolo sui servizi pubblici locali, sulla loro riorganizzazione, le fusioni aziendali, il rapporto con Hera da impostare su basi nuove. Sul welfare ho idee diverse, serve un’apertura forte al terzo settore, il modello basato sulll’accreditamento deve essere esteso a tutti gli ambiti del sistema welfare.
Zaghini dice: leghiamo la candidature dei consiglieri del Pd al candidato presidente della Regione. Le piace l’idea?
È un’ottima idea, c’è solo il rischio di sacrificare la rappresentanza.
Cioè che siano in lista tutti quelli della stessa cordata, i pro Bonaccini, i pro Richetti, i pro Bianchi?
Sì, anche se difficilmente accadrebbe poichè nelle oprimarie si avrebbero risultati diversi nelle diverse province. Ma l’idea di legare una candidatura a un progetto è giusta.
Le nomino un’accoppiata:Calvano-Zappaterra. Mi esprima un pensiero.
Sono due persone di prim’ordine, ma non mi risultano candidati. Se decideranno di candidarsi esprimerò il mio parere. Non prima.
Cautela?
Non dobbiamo farci guidare dai giornali, ma discutere e decidere negli organismi del Pd.
Prendiamola alla larga: come andrebbero selezionati i 4 del Pd da candidare?
Dobbiamo selezionate quattro persone con caratteristiche diverse ma che giochino bene insieme. Ferrara è debole e ha per questo il dovere di portare in Regione una presenza forte e di qualità perché nei prossimi 5 anni la Regione si rivoluzionerà, subirà grandi trasformazioni. Dobbiamo scegliere i migliori sia per avere più consensi che per mettere Ferrara nelle migliori condizioni nel nuovo contesto regionale. E dobbiamo uscire dalla logica del Basso Ferrarese, Alto Ferrarese, Città.
Stop alle amate e combattute rappresentanze territoriali?
Politicamente i territori vanno anche rappresentati, ma ragionare di Alto e Basso Ferrarese non ci porta più da nessuna parte.
Che ne pensa dell’area vasta delineata da Tagliani?
Ne penso bene. Ho sempre sostenuto l’opportunità di privilegiare il rapporto con Bologna, Tagliani, che è geniale, è andato oltre. Con Modena e Reggio non rischiamo più di essere un’appendice bolognese.
Ma noi siamo comunque l’anello più debole.
E allora? L’alleanza territoriale può funzionare o no, dipende da noi, da come ragioniamo, da cosa facciamo. Un esempio: ha senso fare l’Orecchino di perla a Bologna e Matisse a Ferrara in contemporanea? Poco se le due mostre non si guardano, molto se vendiamo un biglietto valido per entrambe. È un discorso che vale anche per i bandi delle Camere di commercio: se vogliamo richiamare i capitali cinesi può bastare la dimensione di Ferrara?
A proposito, lei resta a Ferrara?
Non vado da nessuna parte, nemmeno al mare. Resto qui anche a Ferragosto.
Marcello Pradarelli
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