La Nuova Ferrara

Ferrara

amici della bicicletta

In via Modena per piangere e riflettere

In via Modena per piangere e riflettere

Nel luogo dove è morto Bruno Ruberto hanno parlato il padre e Diegoli, presidente Fiab

2 MINUTI DI LETTURA





Sono le 22.15. «Quando viene papà?» domanda un bambino che a occhio e croce ha 6 o 7 anni. Il piccolo indossa una maglietta a maniche corte e aspetta l’arrivo della carovana a pedali partita una mezz’ora prima da piazza Duomo. È il fratello minore di Bruno Ruberto, il ventenne morto il 21 luglio in un incidente e al quale l’altra sera è stata dedicata una biciclettata di solidarietà. Dal centro storico si è giunti in via Modena. La tragedia consumatasi a Cassana, a pochi metri dalla casa di Bruno Ruberto, ha scosso non solo i parenti e gli amici più stretti ma anche gli “Amici della Bicicletta” di Ferrara che hanno voluto rendere omaggio al giovane posizionando una bici bianca nel luogo dell’impatto. «Qui è morto un ciclista», si legge sul cartello ora ben visibile su quel tratto di strada dove spesso il limite dei 50 all’ora viene ampiamente superato. Il ritrovo era alle 21,30 in piazza Duomo. Da una parte i componenti della Fiab Ferrara e dall’altra gli amici di Bruno. Poco prima della partenza, Pasquale Ruberto, il padre del ragazzo, ha affermato: «Non mi tiro indietro di nessun passo. Non mi hanno ascoltato e il destino di mio figlio è stato crudele ma ora dovranno fare qualcosa. Devono intervenire, io li avevo avvisati già nel 2008. Sono passati sei anni! Quella notte sono morto anche io. Mio figlio è stato tranciato da una macchina che andava come un missile e ora la mia famiglia è distrutta. L’amministrazione e gli organi competenti devono farsi un esame di coscienza».

Dopo queste parole, che i membri di Fiab hanno preferito non comentare per evitare possibili strumentalizzazioni della manifestazione, si è partiti alla volta di Cassana. All’imbocco della frazione ad attendere i ciclisti (circa una sessantina) c’erano altre cinquanta persone. Stefano Diegoli, presidente di Fiab Ferrara, ha letto al megafono un comunicato sottoscritto dal direttivo in cui esprimeva dolore per la scomparsa del giovane e vergogna per la posa di un’altra “ghost bike” nella nostra città. «In Germania, che sulla sicurezza ha investito già da molti anni, le zone 30 non sono solo nei centri storici, ma anche nelle zone residenziale periferiche, in strade urbane come questa (via Modena, ndr) e i tedeschi non si limitano a mettere cartelli, ma installano dissuasori che obbligano a rallentare e come ultima modalità di “convincimento” appioppano sanzioni salate», afferma Diegoli. A spezzare il silenzio solo gli applausi e il rumore dalle auto che passavano accanto.

Samuele Govoni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google