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«Le nostre case popolari letteralmente a pezzi»

«Le nostre case popolari letteralmente a pezzi»

Comacchio. Gli inquilini di nove abitazioni dell’Acer reclamano lavori urgenti Carrara: «Stiamo intervenendo, problematica l’assenza di un amministratore»

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COMACCHIO. Gli inquilini dei nove alloggi popolari ricavati nella palazzina di proprietà dell’Acer in via Chiavica 3 a Comacchio, attraverso una raccolta firme reclamano interventi rimasti negli anni lettera morta. Nel cortile retrostante dell’edificio le fronde imponenti di due pioppi secolari lambiscono le finestre degli alloggi, «tanto che basta un colpo di vento – racconta Giuseppino Mangherini, uno dei condomini – per farle reclinare pericolosamente sul tetto. Ma se si spezzano?».

Alla spicciolata arrivano quasi tutti gli inquilini, chi a lamentare crepe e muffa nei muri, per le continue infiltrazioni d’acqua, chi la pericolosità di pozzetti sfondati e tratti di pavimentazione del marciapiede sollevata e spaccata dalle radici degli alberi. «Molti di noi abitano qui da quasi 50 anni – interviene Marisa Tomasi -, ma non si sono mai visti lavori di nessun genere, nonostante ripetute richieste di intervento all’Acer». Tre sere fa sono intervenuti i Vigili del Fuoco, perché dal soffitto di uno degli alloggi filtrava acqua proprio a ridosso di un lampadario. Solo dopo i lavori di manutenzione di una tubatura, effettuati da un idraulico, la corrente elettrica è stata ripristinata. «Qualcuno si è perfino allacciato abusivamente alla presa della luce della tromba delle scale – aggiunge Stefano Mangherini – e ce ne siamo accorti solo due mesi fa, ma chissà da quanto tempo andava avanti questa faccenda». Mangherini, insieme al vicino Marco Carli mostrano i pozzetti pericolanti, una grondaia in lamiera ricoperta di ruggine e tranciata a metà dall’usura. Gli alloggi dell’ultimo piano sono sempre soggetti ad infiltrazioni dal tetto e «ogni volta che piove ci tocca di usare lenzuola e stracci per coprire il letto e il pavimento», interviene Maria Teresa Taddei, mentre all’ultimo piano la canna fumaria presenta segni di cedimento con porzioni di intonaco staccate e tegole che cadono sul balcone di Davide Buzzi, uno degli abitanti. La stanza da letto della bimba nello stesso alloggio mostra crepe «formate dopo il terremoto del 2012», aggiunge Francesca Guidi. «Ognuno di noi paga un canone - conclude Stefano Mangherini - che va da 230 a 500 euro e continuare a vivere con questi disagi, in presenza di situazioni di pericolo, fa stare in apprensione».

A nome di Acer replica il direttore generale Diego Carrara: «Abbiamo ricevuto la segnalazione ieri sera (giovedì, ndr) e un nostro tecnico nel giro di poche ora andrà a vedere la situazione - spiega Carrara - . Il condominio in questione non ha nominato un amministratore e se i problemi non ci vengono segnalati in tempo fatichiamo di più a intervenire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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