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L'APPELLO

«Unife prepari i medici dell’emergenza»

«Unife prepari i medici dell’emergenza»

Ricciardelli (118): le competenze ci sono ma Ferrara non fa parte del gruppo di atenei che ha attivato la nuova specialità

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A “sdoganare” il loro profilo di medici specializzati negli interventi di pronto soccorso, almeno in tv, è stata qualche anno fa la serie televisiva E.R., molto seguita dagli appassionati del thrilling sanitario. Oggi quella stessa specializzazione, in emergenza-urgenza, è possibile acquisirla anche nelle università italiane. Ma tra gli 82 medici che hanno compiuto l’intero ciclo formativo inaugurato cinque anni fa nessuno ha studiato a Ferrara.

«Purtroppo - commenta Adelina Ricciardelli, medico coordinatore del 118 e presidente della Fimeuc (Federazione italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza e delle Catastrofi) - l’università estense non ha predisposto corsi e borse di studio per questa specializzazione. Eppure possediamo i requisiti di idoneità tra competenze di pronto soccorso, medicina d’urgenza e terapia subintensiva». L’aspetto sorprendente, sottolinea Adelina Ricciardelli, è che neanche Bologna ha creato un corso di specializzazione, mentre l’hanno fatto Modena-Reggio e Parma. «In un ambito di area vasta, che viene sempre più spesso indicato come la dimensione territoriale minima per rendere più efficiente e completa la rete dei servizi su base locale - prosegue la presidente Fimeuc - Ferrara potrebbe fare un passo avanti e iniziare a far valere le professionalità acquisite negli ultimi decenni con la gestione del sistema territoriale dell’emergenza. Ovviamente calando questo lavoro in un’ottica di formazione che si inserisce in un contesto prettamente universitario».

Adelina Ricciardelli ha più volte sostenuto l’esigenza di creare specialisti dell’emergenza nel sistema sanitario nazionale. «Come Fimeuc abbiamo partecipato a manifestazioni organizzate davanti alla sede del ministero della sanità assieme ai sindacati di categoria per chiedere che il sistema universitario si muovesse in questa direzione - ricorda il medico del 118, che da alcuni mesi partecipa alla gestione congiunta fra Ferrara, Bologna e Modena della Centrale Emilia Est - Nel 2009 i nuovi corsi hanno accolto i primi laureati, ora la parola passa alle Scuole di medicina e alle università». Tra gli atenei precursori ci sono l’Aquila, Siena e Padova, in Emilia-Romagna le già citate ‘scuole’ di Modena-Reggio e Parma. In passato il medico di pronto soccorso veniva selezionato fra dermatologi, chirurghi o internisti, «oggi le cose stanno cambiando e la nuova specializzazione consente di acquisire competenze approfondite nel trattamento dell’arresto cardiaco, della difficoltà respiratoria, del trauma o dell’edema polmonare con una formazione diretta sul campo e una preparazione specifica sulle manovre salva-vita». Il sistema universitario necessiterà di un periodo di adeguamento, «perchè non sono ancora tanti i professori in Italia che possono insegnare questa specialità. Una competenza che comporta un alto livello di stress, ma di cui c’è assoluta necessità negli ospedali», conclude il medico del 118.

Come spesso succede in Italia, però, un ‘baco’ normativo rischiava di fare subito lo sgambetto ai nuovi specialisti. La Società Italiana di Medicina d'Emergenza-Urgenza e delle Catastrofi (Simeu) ha infatti segnalato che l’approdo in un pronto soccorso per i neo-professionisti poteva essere precluso da una definizione non appropriata nella tabella delle cosiddette equipollenze (veniva usata la denominazione di ‘Medicina d’urgenza’ anziché di ‘Medicina di Emergenza-urgenza’). Il problema sarebbe stato risolto nei giorni scorsi. (gi.ca.)

 

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