La Nuova Ferrara

Ferrara

parla l’assessore ROBERTO SERRA

«Il nostro è un centro che non fa la differenza»

«Il nostro è un centro che non fa la differenza»

«Anni fa veniva gente da Bologna e Rovigo, oggi assistiamo anche al fenomeno inverso»

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Le vacanze le ha già fatte (una decina di giorni in luglio) e ora, insieme a qualche collega, è rimasto a “presidiare” la Residenza Municipale mentre il sindaco Tiziano Tagliani è fuori città. Per l'assessore comunale al Commercio Roberto Serra, in quota Ferrara Concreta, un caldo sabato mattina d'agosto è allora l'occasione buona per concedere la prima intervista a tutto campo sulla nostra città, partendo da quei movimenti che - pur fra tante saracinesche abbassate - comunque si vedono. E senza rinunciare a qualche frecciatina.

Alcuni “vuoti” di lunga data sembrano in fermento, però non si tratta di immobili vostri.

«In centro mi vengono in mente tre locali di proprietà comunale oggi vuoti: quello alla base della Torre dell'Orologio, l'ex Baccarà di corso Martiri e l'ex tabaccheria di piazza Municipio, all'angolo con Garibaldi. Sono vuoti per motivi contrattuali, e addirittura la vicenda dell'ex tabaccheria è finita in Tribunale: abbiamo l'assoluta necessità di riaprirli, ma per risolvere e definire queste situazioni ci sono delle tempistiche da rispettare».

E riguardo il centro storico nel suo complesso?

«Un centro che “tiri”, appetibile per cittadini, turisti consumatori, avrebbe bisogno, come in una squadra di calcio, di uno o più leader. Ci sono? C'è, sì, qualche bottega riqualificata, conosciuta, di richiamo, ma altri posti non lo sono, e comunque non è un centro che si distingue particolarmente, che fa la differenza. Se anni fa c'erano cittadini che da Bologna o da Rovigo venivano qui, oggi assistiamo al fenomeno inverso».

Cosa potreste fare, voi, per invertire la situazione?

«Potremmo far sì che aprano botteghe artigianali o spazi vendita di marchi di rilievo nazionale ma comunque di nicchia, perché sono queste le attività che contraddistinguono e dunque richiamano. Tra gli strumenti che abbiamo in mano c'è il bando cui stiamo lavorando con la Camera di Commercio, che in realtà vale per tutte le nuove attività, ma al di là di quello è un'azione di ricerca ciò che va fatto, coinvolgendo associazioni di categoria e società immobiliari, in modo che la famosa rete non rimanga un'intenzione».

Negozi però non vuol dire solo centro cittadino ma anche centri commerciali, dislocali nella periferia della città. Il Darsena City e il Diamante sono più vuoti che pieni, e anche alle Mura di via Copparo comincia a vedersi qualche buchetto.

«Lì la partita è ancora più complessa: sia perché si concentrano grandi fondi di investimento sia perché i vuoti possono creare situazioni di degrado, che è il rischio del Darsena. Comunque, finora non abbiamo ricevuto richieste di intervento, ma se arriveranno certo il Comune non si farà di nebbia».

Con le associazioni di categoria il rapporto è partito? È buono o potrebbe essere perfezionato. Ci esponga le prime valutazioni?

«Sì l'abbiamo avviato subito, anche se non posso tacere il fatto che un mese fa ho inviato una lettera a tutte le associazioni, comprese quelle agricole, per chiedere se erano interessate a presentare un progetto, di ampia veduta, per fare di Ferrara una smart city - altra delega attribuita a Serra, ndr -. Sarà che siamo in estate, ma finora ho ricevuto risposta solo da due associazioni. Vorrei però cogliere l'occasione per una denuncia, trasversale alle associazioni».

Quale?

«Servono dei referenti di via, di strada. Se, come è successo, mi viene raccontato che davanti a un bar vengono trovati resti di bottiglie e girano persone moleste, io chiedo se ci sono altri esercenti della zona nella stessa situazione. Se mi viene risposto "non lo so", questo è un problema, perché io mi rivolgerò alla Questura, che però farà a me la stessa domanda. Non credo sia una questione di associazioni: è il mondo privato a dover rispondere a questa esigenza, e sarebbe molto più utile anche per loro avere una visione d'insieme. In realtà ho dei dubbi che riesca a nascere una simile figura, e per questo sarò limitato nel mio lavoro: è impossibile per noi sostituirci ai privati».

Non può mancare la domanda su uno dei temi più classici, il binomio commercio-turismo: quanto gli esercizi possono aspettarsi da chi arriva da fuori città? E come si fa a portare i turisti nei negozi? Coi pacchetti?

«Di turismo credo di intendermi - sorride l'assessore, di lavoro amministratore dell'hotel Europa - e penso che non necessariamente i pacchetti siano lo strumento giusto, visto che sono molti i turisti fai-da-te oppure easy. Piuttosto, la scommessa è quella di creare qualche altra manifestazione di nicchia, ma non a carico del pubblico».

Gabriele Rasconi

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