Le pulsioni dei rottamatori nella Ferrara delle tardizie
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
Nel Pd ferrarese ormai sono tutti renziani. Più o meno. Nel senso che la fioritura delle adesioni alla linea del nuovo segretario nazionale del partito e attuale premier è ormai completa, larga. E appartiene alle tardizie, cioè a quella categoria di frutta e anche verdura che arriva lenta, incerta, quando la stagione è sicuramente fatta e più non rischia d’imbruscarsi o cambiare. Tutti renziani.
Mi è capitato di dire queste due parole al cospetto dell’assessore comunale di Ferrara Luigi Marattin il quale, si sa, è il pioniere del verbo fiorentino rottamatore e riformatore. Ricordo che per tutta risposta Marattin mi ha guardato storto ed è andato dritto alla sua verità: «Allora eravamo noi a prendere sputi dalla gente». Noi chi? Marattin fa riferimento all’esordio dei pochi e perseguitati renzisti sulla piazza estense, cioè le primizie. Fa i nomi: egli stesso, l’attuale sindaca di Vigarano Barbara Paron, l’attuale vicesindaco di Sant’Agostino Simone Tassinari, l’attuale sindaco di Berra Eric Zaghini.
Ad oggi il Pd ferrarese post-bersaniano e filo-franceschiniano contempla tutti sul carro di Renzi. Ma i renzisti della prima ora amano la verità storica, il riconoscimento della loro genuinità rivoluzionaria. La prerogativa del renziano doc attizza molto i democratici perché presto saremo chiamati a rinnovare anticipatamente l’assemblea e il governo della Regione Emilia Romagna. Il fatto che Zaghini stia meditando di candidarsi per Bologna e che Marattin lo sostenga non mi è confermato.
Ma circola eccome. Sommuove l’affollato carro democratico, lo sbaricentra, lo sbilancia, lo fa caracollare, lo spariglia. Insomma, l’incognita Zaghini, sta creando un certa baraonda (ammortizzata, com’è nel costume della politica ferrarese). Non per nulla venerdì sulla Nuova il responsabile dell’organizzazione del partito a Ferrara, Luigi Vitellio, ha messo in guardia: “Sdoganare le cordate all’interno del Pd può portare solo ad un risultato: la distruzione del partito”.
Ieri il deputato ecodem Alessandro Bratti ha rotto gli indugi giudicando stravagante l’idea di Zaghini: “Creare un partito nel partito, una specie di club degli amici, è deleterio”. Zaghini è impegnato in diversi combattimenti frontali: si è speso affinché non ci sia dividendo fra i consiglieri di Area; ha minacciato di restituire la tessera Pd se la segreteria provinciale non fosse intervenuta per sostenerlo; è un uomo di punta dell’associazione renziana “Ferrara Adesso” (una volte si chiamava corrente); giovedì ha dichiarato alla Nuova che nel Pd circolano i nomi e non le idee.
Ultima botta di Zaghini: basta con le candidature a prescindere; oppure: deve finire l’epoca delle candidature per predestinazione. Bene, non intendo occuparmi di quando sono saliti sul carro e del dosaggio di renzianità che hanno in corpo Paolo Calvano, Marcella Zappaterra, Aldo Modonesi piuttosto che Massimo Maisto e altri. È comunque certo che alcune situazioni fresche fresche iniettano incertezza sulle candidature locali.
Via il listino, Ferrara potrà esibire 4 candidati. Proprio al nostro giornale mercoledì scorso Modonesi e Maisto hanno detto che alla Regione loro proprio non ci pensano. Il drappello dei probabili, quindi, si assottiglia considerando anche che le poltrone nell’assemblea legislativa potrebbero essere una o due, e in Giunta non si sa. In via ipotetica, perciò, gli aspiranti potrebbero essere il segretario provinciale del partito Calvano, la quasi ex presidente della Provincia Zappaterra, il citato Zaghini e un’altra donna nel rispetto delle quote. I conti e i riferimenti sono spicci.
La battuta zaghiniana e di un certo renzismo rigoroso contro le candidature a prescindere e contro l’epoca della predestinazione sembra tagliata sartorialmente (mi prendo la responsabilità della proiezione) proprio su Calvano e la Zappaterra. Secondo una certa lettura bisbetica: per il primo dove sta scritto che il segretario provinciale o regionale deve fare anche il consigliere?; per la seconda dov’è codificato che un ex presidente di rimbalzo faccia il neo consigliere? L’incognita Zaghini, semmai dovesse approdare alla realtà dei fatti, sarebbe dirompente per le dinamiche ortodosse, ma anche legittima per le logiche delle pretese renziane. Ad esempio, piglio di peso un ragionamento di Zaghini: «Legare i candidati consiglieri al candidato presidente. Questa sì sarebbe una novità importante, perché obbligherebbe tutti a confrontarsi su temi politici e di programma e non sul solito balletto dei nomi».
Il sindaco di Berra sostiene che deve esserci analogia fra il presidente e la scia dei consiglieri del suo partito, omogeneità. In sintesi: se la futura guida regionale sarà renziana in purezza altrettanto dovrebbero essere gli eletti in consiglio. Alzi la mano chi a Ferrara è della squadra delle primizie… oltre coloro che ricevevano gli sberleffi evocati in principio da Marattin. Ma c’è dell’altro che chiude la riflessione e apre il dibattito. Al di là del nominario primordiale scandito da Marattin (cioè Paron Tassinari, Zaghini…) vi è una catena di sindaci che fanno cordata, immaginano una estensione di rappresentanza, un nuovo potere? Presto ne sapremo qualcosa, sempre se Renzi resterà bello, lustro, vivace e con alta percentuale. Altrimenti staremo a vedere quali altri carri le tardizie di quaggiù piglieranno al volo.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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