«Smart city? Una chimera con questa burocrazia»
Osti (Confesercenti): nel passato privilegiata la Gdo, questi sono i risultati Musacci (Ascom): l’assessore sa bene perché è difficile trovare referenti di via
A Matteo Musacci - che è esponente dell’Ascom e presidente del Comitato commercianti Centro Storico - alcune parole dell’assessore al commercio Roberto Serra (intervistato ieri dalla Nuova) non sono suonate bene. Il rilievo sulla mancanza di referenti di strada è risultato quello più fastidioso e non perché non sia in parte vero. «L’assessore lo sa che nel Comitato commercianti sono previsti i referenti di via e se in alcuni casi ora mancano è perché a volte i negozi chiudono e non è facile trovare subito un nuovo punto di riferimento. Fare il referente di strada significa impegnare il proprio tempo e di questi tempi allontanarsi dal negozio è un lusso che pochi possono permettersi. Lo stesso Serra forse un anno fa, quando non era assessore, non avrà potuto fare il referente di corso Giovecca per questi motivi».
A Musacci sull’argomento viene in soccorso Alessandro Osti, direttore di Confesercenti: «A causa della crisi c’è anche chi, purtroppo, ha dovuto licenziare, ora è solo a gestire il negozio e materialmente non può fare di più».
«Non c’è dubbio - afferma Musacci - che i commercianti debbono essere più uniti, ma è l’associazione di categoria che deve unire i commercianti e deve fare da raccordo. Io sono dell’Ascom , il mio vicino è della Confesercenti, se c’è un problema lo segnaliamo, ma il nostro megafono restano le nostre associazioni di categoria. Non converrebbe nemmeno all’amministrazione comunale avere come interlocutori le singole strade del centro storico».
La ridotta attrattività del centro - altro tema sollevato da Serra - secondo Musacci dipende anche da come una città è stata amministrata. «Ora ci auguriamo che diano risultati i bandi promossi da Camera di commercio e Comune. Un certo abbassamento della qualità è legato ai tanti commercienti che non ci sono più e alla difficoltà di avere un ricambio».
Il capitolo smart city Osti è pronto ad ampliarlo e a peparlo: «Un anno e mezzo fa abbiamo cablato a nostre spese via San Romano per farme una wi-fi zone, ma non siamo riusciti e comunicarlo come avremmo voluto con un’adeguata segnaletico o con uno striscione e causa della burocrazia, questa tremenda malattia che non si riesce a debellare. Ci sta cascando il mondo addosso e arriva sempre qualcuno che dice no, non si può, troppo grande, troppo vistoso, troppo qua, troppo là... Così ti passa anche la voglia di darti da fare, i negozianti perdono fiducia. L’assessore Serra lo sa e so che sta cercando di superare gli ostacoli».
Se il “centro non fa la differenza” come sostiene Serra. Osti conviene con lui, ma argomenta a modo suo: «In mezzo a cinquecento esercizi commerciali ci sarà anche qualcuno che non è all’altezza e che abbassa il livello, ma il nostro centro storico dal punto di vista commerciale è soprattutto il risultato di scelte degli anni passati a favore della Gdo, la grande distribuzione: non è un caso Ferrara il rapporto superficie-popolazione è il alto della regione, forse dell’Italia. In queste condizioni certi grandi marchi hanno scelte le gallerie commerciali anzichè il centro storico. So di albergatori in difficoltà quando un cliente domanda qual è la via dello shopping a Ferrara». Ora andare alla ricerca delle occasioni perdute è giusto e problematico. E nel caso qualche colpo riesca bisogna tenere conto del rovescio della medaglia: «I grandi marchi operano in franchising e non è facile coinvolgere le loro strutture in iniziative con altre attività commerciali e in collaborazioni pubblico-privato, poichè chi gestisce non ha piena autonomia».
Quanto al binomio turismo-commercio, Osti non vede alternative ai grandi eventi in grado di esercitare attrazione: «Non ci basta il Castello per far arrivare frotte di turisti, non siamo Venezia o Firenze, dobbiamo inventarci sempre qualcosa per sostenere l’economia della città».
Marcello Pradarelli
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