«Bandi, più opportunità per le nostre imprese»
Alessandro Fortini (Cna): «Gli enti locali possono avere un ruolo più incisivo» Il rapporto tra locale e globale: «Vendere il pampepato in Texas, perché no?»
FERRARA. Già responsabile della sede di Cna, oggi presidente dell'Ente Palio, Alessandro Fortini non ha voluto rinunciare a dire le sua sui fondi europei e sulla difficoltà (almeno finora) delle imprese ferraresi ad attingervi. Immancabile però, per iniziare, un commento alle recenti affermazioni dell'assessore al Commercio Roberto Serra. «Ha lanciato un messaggio molto forte: "il centro non è più quello di una volta". E secondo me è vero: le città turistiche sono più vive».
Partiamo coi fondi europei: l'adesione delle imprese ferraresi nell'ultimo settennato è stata al lumicino.
«Sì, è un risultato molto scarso, ma già adesso qualcosa è cambiato: i bandi più recenti, ad esempio, sono destinati esclusivamente alle imprese, mentre prima era necessario che fossero legate a laboratori e centri di ricerca. E al 18 giugno scorso, l'Italia era il paese con il maggior numero di candidature. La fame c'è, e occorre che le amministrazioni pubbliche svolgano un ruolo diverso».
Quale?
«Finora gli enti locali hanno svolto un servizio di consulenza, di segreteria, nei confronti delle imprese interessate ai bandi, della serie "mi aiuti a presentare i documenti?". Ma è il caso di proseguire così? Io penso sia giunto per le amministrazioni pubbliche il momento non certo di sostituirsi, ma di affiancare realmente le imprese, quando hanno un progetto. E il momento per cambiare impostazione è questo, visto che solo il 25 maggio scorso abbiamo rinnovato la giunta comunale, che oltretutto erediterà alcuni poteri della Provincia, e in novembre rinnoveremo la Regione. Ecco: la nuova Regione deve essere il luogo di supporto».
A dire il vero però, sempre Serra ha raccontato di aver chiesto a tutte le associazioni di avanzare un progetto per fare di Ferrara una smart city, ricevendo però risposte solo da un paio di sigle.
«E infatti anche le associazioni devono evitare il rischio di immobilismo. Immagino una guida tipo risciò, in cui pedalano tanto il pubblico quanto il privato. In questa maniera il pubblico non guida per me, e il privato non sta da solo. In questo momento abbiamo di fronte la creta: lavoriamola insieme, non perdiamo l'occasione di essere protagonisti. Anche per Ferrara è possibile un'innovazione di qualità, e credo che dovrà essere questo il metro in base a cui valutare gli aspiranti amministratori della regione».
Cita spesso le elezioni regionali: ha preferenze? Di nomi ferraresi se ne fanno, anche per il presidente.
«I nomi che circolano mi fanno solo piacere, sono la dimostrazione che a livello politico abbiamo qualità intrinseche. Di là dai nomi, però, mi piacerebbe che si parlasse di infrastrutture, sviluppo e, appunto, Europa, perché il problema non è quello di far arrivare soldi a Ferrara. È sul connubio tra localismo e internazionalizzazione che dobbiamo lavorare, non sul costo del lavoro, lì non riusciremo mai a essere competitivi. Dobbiamo fare, qui, qualcosa che abbia senso a Sepang o in Texas».
Insomma vendere il pampepato dalla Malesia agli Stati Uniti?
«E non sarebbe bellissimo?».
Gabriele Rasconi
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