L'illegalità percepita e spiaggiata
Commercio abusivo sul litorale e contraffazione della merce: il prefetto Michele Tortora spiega la lotta ai due fenomeni, pianificata nel Ferrarese
Mentre l’invito della Nuova al ministro degli Interni a visitare i mercatini abusivi del Lido delle Nazioni se ne sta nel Mare Nostrum (cioè in galleggiamento silente), sono capitate due cose. La guardia di finanza in depositi a Spina e agli Estensi ha sequestrato cinquemila articoli di lusso taroccati, e ha denunciato un paio di persone. Il prefetto parla del fenomeno del commercio illegale alimentato da un esercito di immigrati (che Alfano poco ministerialmente ha ridefinito vu cumprà), e della contraffazione della merce.<QM>
Il prefetto spiega chiaro e tondo che la lotta ai due fenomeni, pianificata nel Ferrarese, qualche risultato dà, anche se non decisivo: «Siamo riusciti a confinarli nell’area dell’illegalità percepita».
Cioè: il villeggiante che decide di frequentare un suk cresciuto su una spiaggia compresa fra il Volano e il Reno deve sapere che così collabora alla sopravvivenza e all’accrescimento di quell’economia parallela. La quale deprime il commercio e l’artigianato regolari; esibisce prodotti falsi che possono nuocere anche alla salute; recluta una manovalanza di uomini e donne nell’ambito dello sfruttamento e della totale illegalità.
Il prefetto ripete la parola “domanda”, che nelle elementari dinamiche dell’economia rappresenta il cliente, colui che compra. «Arginando la domanda con una informazione puntuale e in loco - spiega Tortora - si può disinnescare il fenomeno».
Ma il processo è lento, complicato, difficile. Perché, anche il prefetto conviene, questa forma di abusivismo è ormai radicata, fa sistema, ha un apparato, si rigenera. Arrivano le guardie, e gli abusivi fanno su il fagotto e scappano, le guardie se ne vanno, e gli abusivi tornano.
E poi (provoco il rappresentante del Governo) capita spesso che proprio la “domanda”, cioè i clienti dei mercati abusivi vista mare, esprima concreta e militante solidarietà a questi ambulanti, in difesa di un’umanità ai margini che sopravvive con il guadagno di un accendino. Perché in loro si incarna la povertà, l’urgenza, l’“offerta" del terzo mondo approdato in Italia, chissà per quali trafile e avventure.
Tortora è pronto: «La gente dovrebbe invece solidarizzare con le forze dell’ordine, con chi lavora ed è impegnato nel contrastare il fenomeno che ha come vittime immediata proprio questi ambulanti».
Il prefetto spiega il suo riferimento a chi lavora e a chi è impegnato perché sulla costa di Comacchio la prefettura ha connesso l’attività della guardia di finanza con quella della polizia municipale e il volontariato che attraverso postazioni mobili sta sensibilizzando i vacanzieri sull’illegalità dei mercatini abusivi.
La strategia è quindi doppia: quella tradizionale della repressione degli illeciti, che si chiamano contraffazione e commercio abusivo, le quali sono attività non sempre coincidenti e spesso interconnesse; quella che mira ad arginare la domanda, mettendo in guardia chi frequenta i suk. «Ci vuole tempo», ammette il prefetto, aggiungendo che la sollecitazione del ministro degli Interni sulla nostra costa «cade in un terreno fertile». Il piano ferrarese è datato a giugno.
Il problema vero, profondo e abnorme sta nel fatto che il sistema della contraffazione e del commercio abusivo andrebbero aggrediti a monte e non al mare, come ho scritto l’altro ieri. E poi, lo stesso fenomeno si è cronicizzato, come ha sostenuto il prefetto «si è radicato».
Sta di fatto che sulla battigia i nostri Papeseck, Aboba e Barafal, diciottenni studenti senegalesi che in questa pagina si raccontano nel servizio dal Lido delle Nazioni, hanno radicato anche le loro esistenze, cioè sopravvivenze.
Scappano, vendono, dormono appena dietro le dune di sabbia, neanche si nascondono. Il problema è nostro e loro. Tanto che l’area dell’illegalità percepita è presente, ingombrante, inamovibile come una balena spiaggiata.
s.scansani@lanuovaferrara.it
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