La Nuova Ferrara

Ferrara

il lutto

Oggi l'addio a Matteo

Marcello Pradarelli
San Giovanni
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San Giovanni

Alle 15.30 a Pontegradella i funerali del 24enne morto in un incidente di montagna. Il papà della giovane vittima: "Mio figlio ha preso il sentiero sbagliato, e pensare che aveva preparato tutto nei minimi particolari"

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FERRARA. Matteo Chiodi era un ragazzo responsabile, assennato, affidabile, onesto, di non comuni qualità morali. Questi tratti che lo contraddistinguevano hanno reso ancora più inaccettabile e incredibile la sua morte. Di una tempra simile deve essere anche il padre Gian Paolo, che anche nel momento in cui la vita gli è stata sconvolta, mantiene una compostezza ammirevole e una straziante forza d’animo. La stessa che gli ha imposto di andare a vedere dove il figlio Matteo ha perso la traccia del sentiero, i luoghi dove una pietra levigata e scivolosa ha segnato la sorte di un ragazzo di 24 anni.

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A ridosso della Croda dei Toni - situata fra le Tre Cime di Lavaredo e Auronzo di Cadore - Matteo si era separato dalla sua ragazza Sofia e dagli altri amici. Il gruppo aveva preso la via per il rifugio Carducci per poi scendere attraverso la Val Giralba. Matteo aveva deciso di raggiungere il Bivacco de Toni (m.2567)per poi imboccare il sentiero che scende lungo la Val del Marden e quindi raggiungere a quota mille la Val Marzon. Poi si sarebbe ricongiunto con Sofia e gli amici.

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«Era sul sentiero 107 e doveva girare a destra per prendere il 106 che percorre la Val del Marden. Invece - dice il papà - non so come ma ha sbagliato strada - il sentiero non è segnato - e si è diretto verso la Val dei Toni e a un certo punto si è trovato davanti a un salto di roccia...». È qui che Matteo verso le 12.30 di domenica si è reso conto di essere in una situazione di pericolo e ha chiamato il 118. Ma essendo convinto di essere in Val del Marden ha dato un’indicazione non corretta al 118. Anche se fosse stato più preciso le cose difficilmente avrebbero preso una piega diversa. Perché dopo un paio di contatti ulteriori con i soccorritori, il telefonino di Matteo non risultava più raggiungibile. Finché nel primo pomeriggio dall’elicottero del Suem 118 che ha sorvolato di nuovo la zona hanno avvistato prima uno zaino e poi il corpo del ragazzo che era precipitato per alcune decine di metri arrestandosi vicino al nevaio che aveva descritto nella telefonata. Quella di Matteo non era stata un’improvissata: «Aveva programmato tutto nei minimi particolari - riferisce il papà - era equipaggiato, aveva la cartina, andava in montagna fin da quando era bambino».

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Domenica sono stati Gian Paolo Chiodi, imprenditore edile e presidente del Borgo di San Giovanni, e il figlio minore Nicolò, provetto sbandieratore e beniamino della Lince bendata, a raggiungere Auronzo di Cadore, dove il corpo di Matteo era stato trasportato e dove bisognava adempiere al riconoscimento. Ieri un altro viaggio ancora per portare al figlio i vestiti da indossare scelti insieme alla moglie Monica. Ferrara-Auronzo, una spola del dolore senza tregua, che era iniziata con un bellissimo viaggio di un gruppo di amici per godersi qualche giorno tra le montagne.

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Dovevano rincasare tutti domenica sera. E se poi tutto andava liscio c’era anche l’idea di fare un altro viaggio a Siena per il Palio dell’Assunta. È rimasto da organizzare nel migliore dei modi l’addio a Matteo. La famiglia Chiodi, grazie anche alla collaborazione che ha ricevuto da parte delle autorità bellunesi che si sono occupate della tragedia e che hanno evitato inutili accertamenti medico legali, è riuscita ad accelerare i tempi per i funerali, che si terranno oggi alle 15.30 nella chiesa di Pontegradella.

 

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