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Lido Nazioni

Alfano, faccia un giro al Lido delle Nazioni

Stefano Scansani

Invito al ministro degli interni dal direttore della Nuova Ferrara

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Ministro Alfano, mentre con queste parole l’altro giorno ha lacerato la pax ferragostana, il pensiero quaggiù è corso ai nostri Lidi di Comacchio. Verso uno di essi, ad esempio. Il Lido delle Nazioni che proprio a causa del suo nome ha l’impegno di rappresentare il globo, e i caratteri di un museo dell’antiquariato della villeggiatura anni Settanta. Come il mondo il Lido delle Nazioni è immerso nelle contraddizioni: marciapiede sfatto, fogna rotta, vie dedicate a Stati che non esistono più (Unione Sovietica, Jugoslavia), il pudore in bikini di annoverare Stati che invece ci sono (Città del Vaticano), parcheggi blu che diventano bianchi, e forse il più clamoroso assembramento di ambulanti abusivi. Ecco, se il ministro degli interni li avesse definiti così, tecnicamente, avrebbe intiepidito l’impatto polemico e lessicale che lacera l’Italia. Perché il nostro è un Paese sensibile: non misura le parole e reagisce con un fiume di parole.

Fino all’esaurimento e all’emersione di una nuova disputa, sempre e soltanto dedicata alla forma. Ne moriremo, perché questo è il sintomo primario della decadenza. Signor ministro, dovrebbe farsi un giro al Lido delle Nazioni, certo anche per l’Imu, le case invendute e sfitte, la cementificazione con le pinne e gli occhiali, il mare verde muschio, ma, nella circostanza, per poter ammettere che il suo piano Spiagge Serene e Spiagge Sicure è appunto come una scritta sulla sabbia.

Nel momento stesso in cui mia moglie mi sollecita a scollarmi dallo sdraio, di pigliare il portafoglio, perché si va tutti al mercatino… il gioco è fatto. Si va dunque al mercatino, che nella spiaggia libera in direzione del Lido di Pomposa, è una riproduzione geografica, economica, antropologica e turistica di un suk centrafricano. Con le nostre donne color bronzo e impomatate col filtro solare, le vecchiette raggrinzite, i ragazzi con la tosatura alla moda, e gli ambulanti abusivi color dell’ebano, svettanti, sempre pronti a scattare col sacco in groppa appena qualcuno di loro avvista vigili o finanzieri.

E’ l’Africa nera incuneata appena dietro il capanno di Garibaldi. Immenso mercatino quello delle Nazioni, con i posti rigorosamente assegnati, uno schema ben regolato, commercianti fissi, con una marea di patacche in vendita. Tutto falso. Tutto contraffatto. Tutto evidentemente taroccato nella terra di nessuno. Nonostante l’illecito totale, la gente va, cerca e acquista, e se è necessario difende gli abusivi quando l’autorità costituita decide finalmente lo sgombero e il sequestro. Questa è l’Italia spiaggiaiola e sfatta che non coincide con quella descritta da lei: “Stanca e insolentita dalle orde di vu cumprà”. Perché la folla al mercatino ci va volentieri e pure assiste alle periodiche e inutili retate, alle fughe sulla battigia e al veloce ristabilimento dei suk con mortificazione delle forze dell’ordine e avvilimento delle leggi.

Al Lido della Nazioni, caro ministro, per tre mesi l’anno, c’è l’Italia che non va. Nel suk coincidono con clamorosa evidenza (sotto il sole) lo straniero irregolare e sfruttato, la merce contraffatta, il commercio abusivo, l’assenza di licenze, l’occupazione di suolo pubblico, l’evasione fiscale, la solidarietà, il lamento del commercio regolare. Il suo proclama è spuntato in partenza perché è balenato a fine estate e quindi ha i caratteri di una manovra populista e demagogica da conferenza stampa; perché se la piglia col vu cumprà ultimo elemento della catena-sistema la quale più che insolentire dovrebbe allarmare il Paese.

Dietro e oltre il ragazzo nigeriano che alle Nazioni vende la borsa taroccata c’è una rete italiana o italianissima che arruola questi uomini, li ospita, sfrutta, li controlla, distribuisce loro la merce e anche la fabbrica. E’ la centrale operativa della catena che va colpita, spaccata, punita, battuta. La strategia “alla radice” vale per i fabbricanti e i grossisti della contraffazione, come per i barconisti trasportatori di disperati dalla Libia alle nostre coste. Si tratta di organizzazioni criminali, non di imprese estemporanee.

Gaffe o non gaffe, il suo è un editto dimostrativo che il segretario della Lega Nord Salvini ha portato a sintesi alla maniera nordista: “Il ministro dice che gli italiani sono stanchi dei vu cumprà e poi ne permette l’arrivo a migliaia ogni giorno grazie a “Mare Nostrum”. Alfano, perché si contraddice? Per gli sbarchi in Sicilia invoca l’intervento umanitario straordinario dell’Europa; contro i vu cumprà interviene sui prefetti perché pianifichino la linea dura. Patacche. Signor ministro, siccome non sono necessari i servizi segreti per individuare chi recluta il popolo degli ambulanti abusivi, intervenga con rigore e il pugno di ferro a monte. E non al mare.

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