«Cadevano le stelle, ma tu salivi in cielo»
L’intervento accorato della fidanzata. Fortini (Palio): nel 2015 lo ricorderemo come merita
FERRARA. «Ti amo piccolo mio». La voce sottile trafigge una platea che la incoraggia con un applauso caloroso. Anche Sofia, la fidanzata di Matteo Chiodi, ha voluto portare la sua testimonianza durante la cerimonia funebre che ha fatto accorrere nella parrocchia di Pontegradella parenti, amici, conoscenti della famiglia, rappresentanti del Palio e del mondo istituzionale cittadino. «Il 10 agosto, mentre dal cielo cadevano le stelle, quella più brillante saliva», così ha voluto ricordare Matteo la studentessa di medicina. Un intervento tenero e toccante, il suo, interrotto più volte dagli incoraggiamenti della platea, che non le ha mai fatto mancare affetto, vicinanza e partecipazione. «È la prima volta che parlo a un funerale - ha ricordato la giovane - ma mai avrei potuto pensare che il giorno che lo avrei fatto sarebbe stato per il funerale di Matteo. Non ho mai conosciuto una persona come te, buona, onesta, premurosa. Quattro anni fa ci siamo conosciuti qui, eri unico, divertente e hai cancellato le mie insicurezze. Cercherò di avere la stessa forza che tu hai dato a me e alla tua famiglia».
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Luca Battaglia, sbandieratore e amico del suonatore di chiarina, ha tracciato in pochi minuti un profilo che racconta un ragazzo che si stava aprendo un varco nella vita mettendo in gioco forza di volontà, serietà e abnegazione: «Eri il secchione di turno, il fratello saggio di tutti. Avevi due passioni: la contrada e la montagna». Gli amici lo chiamavano ‘Nels’: «Non ricordo precisamente perchè - aggiunge Battaglia - forse era un riferimento a Mandela. Noi saremo sempre al tuo fianco». Parla un altro componente della contrada che lo ricorda «metodico e gentile, non voleva mai ferire o offendere nessuno, mai passare davanti a un altro. Aveva un pudore che poteva apparire quasi esagerato». È il padre di Matteo, Giampaolo, ad andare oltre, ad affrontare un terreno più difficile, quello dei valori che sono un po’ la bussola della vita. E sono le parole di un padre che lo rispettava e che lo stimava, che ne aveva intravisto «la statura di gigante nella sua integrità morale e nella sua onestà. Ora - questo l’accorato appello rivolto alla platea - l’unica cosa di cui ha bisogno Matteo sono le vostre preghiere».
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Il presidente del Palio, Alessandro Fortini, ha chiesto a tutte le contrade di portare il loro cordoglio e saluto, e in tanti hanno accolto l’invito: «Nel 2015 faremo qualcosa di sicuro per ricordare Matteo come merita». Alla fine un corteo di auto si è snodato verso il cimitero di Quacchio, dove si è ricomposta di nuovo una folla attonita e commossa. Il funerale di Matteo Chiodi ha unito in chiesa tante persone legate ad ambienti diversi della città: l’università dove Matteo aveva studiato ingegneria e dove studia ancora la fidanzata, Sofia, il mondo del Palio (lui suonava la chiarina, il fratello è uno sbandieratore, il padre capocontrada), quello degli amici del giovane che condividevano la passione per la montagna, il mondo del lavoro del padre, imprenditore del settore edile, e quello della madre, inserita nel mondo associativo.
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