«Non c’è alcun contrasto serio»
Cresce l’esasperazione fra i commercianti e “La pantera nera” si ribella
LIDO ESTENSI. «Non ho niente da fare, la gente va a comprare in spiaggia, così io disturbo...». Ci aveva telefonato l’altro giorno “La pantera nera”, nome del negozio che Valeria, padovana doc, ha aperto nel 1999 a Lido Estensi. Lei, come si dice, era già “sul pezzo”, prima che l’annuncio del ministro Alfano e il supposto avvio dell’operazione “spiagge sicure”, partendo dal contrasto del commercio illegale sulla battigia scatenasse reazioni a catena. Le avevamo così promesso una visita per riparlarne “vis-à-vis”: ieri si è rivelata la giornata giusta.
Le sue parole sono dirette, dure, chiare come la sua carnagione: «Sì, perché in spiaggia non ci vado più. Ho pagato l’ombrellone per tutta la stagione al Bagno Oro, ma non ci vado, mi viene il volta stomaco a vedere tutti quei mercatini: mangio e torno in negozio».
E da qui, in viale dei Lecci, all’incrocio con viale delle Querce, Valeria vede e sente tutto: «A maggio, il supermercato qui di fronte, li ha venduti tutti i tavolini di plastica: li hanno comprati i venditori abusivi, per usarli come banchi in spiaggia. E Alfano parla ora, a stagione finita? Ma per piacere... Perché nessuno va a vedere dove abitano, chi gli affitta casa per 6/700 euro al mese tutti ammassati, basta guardare da dove arrivano, tutti incolonnati in bicicletta con i loro sacchi. Davvero le forze dell’ordine non sanno niente? Perché non gli sequestrano la merce appena la ricevono, quando la mattina presto arrivano i furgoni? Certo, se gliela sequestrano, loro chiamano e ne arriva dell’altra: che gliela sequestrino di nuovo!».
La battaglia, ormai, è per la sopravvivenza: «Io ho visto Lido estensi cadere nel degrado, gli anni belli della gente che veniva qui e spendeva sono un ricordo lontano. Adesso faccio fatica a incassare 300 euro al giorno, mentre questi abusivi si fermano qui davanti la sera e si dividono i soldi: hanno delle mazzette da cinquanta euro, ne hanno dei pacchi! E io devo pagare l’affitto, la dipendente, l’iva, le tasse. Mi chiedono lo scontrino? Lo faccio sempre, ma quando mi chiedono di mettere a posto qualcosa che hanno comprato in spiaggia, e io la riconosco quella merce, gli dico di rivolgersi dove l’hanno comprata!».
Le parole di Valeria, in questi anni, le abbiamo sentite usare da tanti altri suoi colleghi, commercianti esasperati dalla concorrenza sleale, che si fonda sull’illegalità: «Io tengo aperto tutto l’anno, è un valore aggiunto al Lido, ma dov’è la tutela per me? L’anno scorso, per protesta, a metà settembre ho chiuso, riaprendo solo quest’anno a giugno. Ho fatto la grossista, prima di venire qui lavoravo a Tenerife (l’isola spagnola al largo delle coste marocchine, ndr). Perché non sono rimasta là? Io sono italiana, voglio poter stare qui, ma voglio anche che qualcuno faccia pulizia. L’amministrazione comunale? Non è del mio colore, ma rispetto tutti: all’inizio avevo tante speranze, ma nemmeno questi hanno risolto nulla».(s.a.)
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