Prezzi bassissimi, frutticoltori in ginocchio
Scaramagli: «Quotazioni crollate del 35-50%, situazione insostenibile, intervenga l’Ue»
«È necessario intervenire per risolvere questa gravissima situazione che è diventata insostenibile per le aziende»: questo l’appello lanciato da Pier Carlo Scaramagli, coordinatore di Agrinsieme Ferrara, che riunisce Confagricoltura, Cia e Alleanza delle cooperative Agroalimentari, per la grave situazione che attanaglia il comparto ortofrutticolo. Da giugno si assiste a una progressiva diminuzione delle quotazioni per tutte le tipologie di frutta. «La contrazione dei prezzi medi settimanali rispetto all’anno scorso è del 37% per le pesche, raggiunge quota 40% per albicocche, susine e nettarine, per i meloni segna un valore al di sotto del 35%, mentre per i cocomeri si assiste ad una riduzione superiore addirittura al 50%. Con un crollo di questa portata, con quotazioni di gran lunga inferiori ai 30 centesimi per pesche e nettarine - chiarisce Scaramagli - i produttori non riescono neppure a coprire i costi di produzione. A determinare questa crisi è stata una concomitanza di fattori che ha coinvolto molti Paesi: gli incrementi produttivi (+11%) di pesche, nettarine e percoche in Italia, Francia, Spagna e Grecia (fattori in sé positivi) si sono associati con la sovrapposizione dei calendari di raccolta e commercializzazione dei Paesi europei interessati, la riduzione della richiesta di mercato a causa dell’estate incerta, e con una qualità del prodotto leggermente inferiore che incide sulla conservazione e quindi sull’esportazione. La simultaneità di queste condizioni ha causato la profonda crisi, per la quale il ministro dell’Agricoltura Martina ha richiesto un tempestivo intervento europeo a favore del comparto e per il quale il Coordinamento Agrinsieme nazionale ha organizzato il 30 luglio, una manifestazione a Roma.
Se l’intervento della Commissione europea dovesse ancora tardare, il coordinamento Agrinsieme Ferrara sollecita una risoluzione del problema quanto mai necessaria e tempestiva per non rischiare di mettere ulteriormente a repentaglio le imprese agricole del territorio e la conseguente occupazione già duramente provata dalla crisi economica.
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