La Nuova Ferrara

Ferrara

«Esporrò in arcivescovado il marchio del Nazareno»

di mons. LUIGI NEGRI
«Esporrò in arcivescovado il marchio del Nazareno»

Il messaggio per dare piena solidarietà verso i cristiani perseguitati in Iraq «E come dice Papa Francesco, non sia soltanto un “dire” preghiere»

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Nella giornata di domani, festa dell'Assunzione di Maria, in tutte le chiese italiane, unendosi all'esortazione del Santo Padre, si pregherà per chiedere la concordia e il sollievo dei cristiani drammaticamente perseguitati in tante e diverse parti del mondo. L’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio aderisce a questa iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana, e sottolinea come l’arcivescovo Luigi Negri ha fin dall’inizio seguito da vicino le vicende drammatiche del Medio Oriente. Oltre a questo il vescovo ha inviato un messaggio per lanciare un’iniziativa di solidarietà, esponendo uno striscione davanti all’arcivescovado.Ecco il testo del suo messaggio.

di mons. LUIGI NEGRI

L’esposizione sulla casa del vostro Vescovo, casa di tutto il nostro popolo cristiano di Ferrara-Comacchio, del marchio raffigurante l'iniziale della parola "Nassarah" ("Nazareno"), il termine con cui il Corano individua i seguaci di Gesù di Nazareth - che viene imposto dalle milizie dell'autoproclamatosi califfo al-Baghdadi agli infedeli-cristiani per i quali non c'è posto nello Stato islamico dell'Iraq e del Levante a meno che si convertano, soggiacciano a una speciale tassazione, subiscano la devastazione dei loro antichi luoghi di culto e la confisca dei beni - vuole dire pubblicamente che l'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio si sente una cosa sola con questi nostri fratelli e sorelle che portano nel loro corpo e nella loro anima le ferite della passione e della morte del Signore. Mentre ci prepariamo alla giornata di preghiera (domani) perché torni la pace - o meglio sarebbe dire perché il Signore Gesù Cristo faccia un miracolo, per il quale umanamente parlando non si intravedono possibilità, neanche minime - vorrei che per tutta la Diocesi fosse vero quello che il Papa Francesco ha più volte richiamato, ossia che non sia soltanto un "dire" preghiere, ma sia un pregare con la totalità della vita e dell'intelligenza del cuore. Sia, soprattutto, una richiesta di perdono a Lui poiché la nostra vita di cristiani occidentali è gravemente colpevole nel senso della responsabilità nei confronti di quanto sta accadendo. Questa responsabilità si esprime con un'ingenuità a dir poco patologica. Si deve parlare di dialogo, certamente sì, ma lo si deve e lo si può fare solo se esso porta con se la consapevolezza della propria identità e della complessità dell'interlocutore in questione. In ogni caso il dialogo non può essere perseguito ad ogni costo e non può rappresentare assolutamente una forma di dimissione della presenza cristiana nel Medio Oriente.

Noi tutti dovremmo desiderare di essere là con loro, per rinforzare la presenza anche numerica dei cristiani in luoghi dove da duemila anni la Chiesa e i cristiani sono presenti e perseguitati. Preghiamo affinché il Signore ci renda capaci di instaurare e perseguire un dialogo intelligente e non una resa senza condizioni, e preghiamo anche affinché il Signore ci conceda di aiutare positivamente non solo a fermare la fuga di migliaia e migliaia di nostri fratelli e sorelle, colpevoli solo di essere cristiani come i primi martiri ma, per quanto sarà possibile, rafforzare la loro presenza che non possiamo non considerare un contributo essenziale al Bene Comune dell'intera Umanità. Questo è il modo autentico di pregare per la pace che è dono di Cristo Risorto: "La Pace sia con voi". Il resto finisce per essere solo un vaniloquio. La Chiesa non ha bisogno di vaniloqui e, per quanto mi risulta, neanche Dio.

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