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Negri: «Mi batto per fermare lo spirito reazionario»

di Gian Pietro Zerbini
Negri: «Mi batto per fermare lo spirito reazionario»

Ci vogliono segni di coraggio: sbaglia chi non mette mai in discussione il passato È grave assistere al rigurgito di una barbarie atavica sollecitata da un estremismo

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«I bambini e le donne sepolti vivi in Iraq, drammi che stiamo assistendo in questi giorni e non nel Medioevo, sono le cose che mi fanno più male».

Monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, è venuto ieri mattina in redazione a portare un saluto e scambiare alcune riflessioni con il direttore Stefano Scansani e i giornalisti. Accompagnato dal direttore della Voce, don Massimo Manservigi, il vescovo è apparso molto preoccupato di quanto sta capitando nel nord dell’Iraq con le persecuzioni e le atrocità compiute ai danni dei cristiani.

«Siamo di fronte - dice Negri - al rigurgito di una barbaria atavica sollecitata da un estremismo».

Ecco perché oltre alla preghiera in programma a Ferragosto il vescovo ho lanciato un’altra iniziativa personale che può anche essere sostenuta da altre persone, sacerdoti e laici. Quella di affiggere alla porta di casa (nel suo caso l’arcivescovado) il manifesto con la N araba del nazareno e il segno che lì c’è un cristiano».

«Faccio mio - continua il vescovo - il messaggio di Papa Francesco: pregare vuol dire consegnare la vita a Cristo, luce ed energia per affrontare la vita. Sulla vicenda dell’Iraq è importante anche che gli islamici non estremisti facciano chiarezza, perché fin quando non condanneranno apertamente quanto sta avvenendo, la loro rimane una posizione ambigua . Ecco perché in questo momento le tragiche vicende del Medio Oriente non devono passare sotto silenzio».

Tornando invece ad un discorso più locale, Negri traccia un bilancio su questo primo anno e mezzo di ministero episcopale nella diocesi.

«Sto notando qui a Ferrara - osserva il vescovo - un balzo in avanti verso il recupero della nostra tradizione cristiana e di quei valori umani importanti. Andiamo verso un momento nuovo con una verità da recuperare. La Chiesa in questo contesto ha una grande funzione di novità evangelica». «Sono poi grato - continua monsignor Negri - al clero ferrarese che in questi anni ha affrontato tanti problemi, ma che sta avendo il coraggio di riprendere a rischiare con generosità».

«L’unico limite e il pericolo che corre la città - prosegue - e l’ho evidenziato anche durante la polemica dello scorso anno sulla Movida, è quello di continuare ad alimentare lo spirito reazionario e non mettere mai in discussione il passato. Invece il cambiamento è un bel segno di coraggio. L’aspetto singolare di questa vicenda è quindi che un vescovo giudicato reazionario, a torto tra l’altro, accusi e lanci moniti per fermare lo spirito reazionario dello società».

Non è mancata una domanda anche sul grande progetto del museo diocesano.

«Stiamo facendo dei passi in avanti importanti - conclude - ma abbiamo bisogno dell’aiuto della Cei».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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