«Castello, così lo stiamo recuperando»
Viaggio nel cantiere dello storico monumento estense dove si ricuciono le ferite del terremoto di due anni fa
«Non c’è un minuto da perdere» è il mantra che accompagna lo staff all’opera per curare le ferite di Castello Estense, e talmente che con i primi mesi del 2015 dovrebbe essere tutto... com’era un tempo. Al suo antico splendore, imprevisti ed eventi esterni permettendo. Il sopralluogo della Nuova nel cantiere è cominciato passando sotto la rete azzurra, la grande benda che riveste l’impalcatura dell’ingresso sud: cronologicamente si tratta del secondo intervento programmato, avviato il 29 luglio, mentre la riparazione delle torri e delle lanterne mancanti era in atto già dall’11 giugno, e il ripristino della profonda scala elicoidale che taglia verticalmente il monumento dalla testa ai piedi, avrà inizio il 22 settembre.
Gli effetti del terremoto che due anni fa ha aperto la terra emiliana, hanno segnato la scorza del simbolo rinascimentale di Ferrara, ma in maniera riparabile e soprattutto senza impedire l’affluenza dei turisti al museo interno, l’attività degli uffici o lo svolgimento delle rassegne serali, prestando un’attenzione specifica alle vie di fuga durante Ferrara Sotto le Stelle. Gli interventi pianificati sono stati vagliati da una commissione delicata e competente, costituita sia da esperti nel post-sisma sia da storici dell’arte per l’importanza internazionale del Castello, commissione che si sta prendendo cura della struttura con tecniche all’avanguardia di rinforzo ed eventuale protezione futura. Soltanto il secondo lotto di lavori, infatti, suddiviso in più stralci operativi, è costato di fondi privati e regionali oltre il milione di euro, e l’ingegnere Angela Ugatti, insieme all’architetto Massimo Mastella, dirigente del settore tecnico, ci hanno accompagnato sino in cima, illustrandoci passo passo il dafarsi. Ma andiamo per ordine.
Le due torri
«Qui è prevista la sistemazione del solaio, degli intonaci interni con il consolidamento delle murature e la riparazione dei paramenti esterni», ha spiegato Mastella una volta arrivati sulla torre di San Paolo, la più esposta, grazie alla sospensione dei lavori per ferie. «La particolarità di questa torre - ha aggiunto Ugatti - è che ospitava gli uffici del centro telecomunicazioni della ex prefettura e in sommità ospita tuttora delle antenne, delle apparecchiature di trasmissione della polizia. Strumentazione irrinunciabile siccome strategica, che è stata spostata temporaneamente prima del via».
Non sono gli unici ad avere sulle altre vette estensi il permesso della Sovrintendenza a stazionare con dei ripetitori; pure alcuni gestori del settore wifi hanno dovuto spostare per il momento i loro strumenti, tutti comunque a basso impatto visivo. Ma non sono questi gli imprevisti che hanno causato lo slittamento dei lavori: «Demolite le tramezzature degli uffici dismessi e il controsoffitto in arellato, sono emerse delle cisterne sconosciute che devono essere smaltite - ha proseguito l’ingegnere - Togliendo gli intonaci sono apparsi dei mattoni disposti in maniera singolare rispetto al resto, che la Sovrintendenza vuole studiare per l’evoluzione storico-architettonica del l’ossatura. Oppure abbiamo scoperto delle canne fumarie che indeboliscono i muri stessi». Pertanto si sono rivelati una serie di elementi di disturbo, «oltre ai problemi degli ammaloramenti - evidenziati dall’architetto Mastella - nell’incastro delle travi alla base dei pavimenti, che necessitano di un rinnovamento della testata lignea, consumatasi per le infiltrazioni di acqua piovana». Usura degli ammorsamenti dovuta alla pioggia, che abbiamo toccato con mano scendendo di un piano nei locali dell’ex prefettura, dove si respira un’aria polverosa e resiste ancora intatta, seppure nostalgica, la vetrata della vecchia accettazione. I materiali e le attrezzature per non rischiare lesioni ai corridoi, o sovraccaricare ulteriormente determinati punti deboli del Castello, come abbiamo scritto circa due mesi fa, sono stati trasportati sulle impalcature scendendo per il fossato con delle chiatte, scavalcando la bianca balconata per preservarla e montando esternamente sino a raggiungere le edicole fuori asse, come fu per la prima sulla torre dei Leoni, che in parte crollò lasciando i cittadini senza parole. «Il rimedio sarà inserire nelle pareti un’armatura metallica che renda le torri, specialmente quella Marchesana con la complicazione dell’orologio, più compatte e flessibili al contempo, in caso di nuove scosse», ha concluso Urbani.
La scala elicoidale
L’itinerario ha poi attraversato il piano della Provincia, passando davanti alla sala del Consiglio e alle crepe più o meno profonde, ma sigillate, che rendono memorabile e forse eterno quel terribile 2012 di fianco ai dipinti di un’epoca dorata per la città.
Il capo più alto della scalinata mostra «lesioni nelle pareti e nella struttura delle volte - ha motivato l’ingegnere - sia quella ribassata che chiude lo sviluppo intermedio su pianta elittica, sia quella più complessa in sommità, che deve essere ripristinata perché in cannucciato. Si procederà in loco con una cerchiatura con delle catene, fissate con piastre e resine apposite». L’impresa vera e propria, però, sarà il rinforzo dell’elica per mezzo di dieci perforazioni mirate nello spessore dei gradini, «che partiranno dal nucleo centrale fino ai muri perimetrali, mentre altri tiranti saranno inseriti nei fori e riempiti con resina - ha specificato Ugatti - Sebbene individuare i punti precisi non sia stato immediato, confinando con ambienti ampiamente decorati», e ha fatto riferimento alla Sala degli Stemmi e alla Saletta dei Giochi, che saranno inibite così quella dei Comuni per il breve periodo della manutenzione. Inibite per manifestazioni e conferenze, ma sempre accessibili in quanto percorso museale. I piani di lavoro che saranno allestiti lungo la salita, saranno mobili in modo da garantire la fruibilità delle uscite di sicurezza di certo del museo, e con buona probabilità anche degli uffici.
L’ingresso sud
«Lo stralcio di lavori comprendente scala e ingresso dovrebbe terminare entro la fine del 2014, avendo una durata complessiva di 120 giorni naturali», ha rassicurato l’architetto Mastella una volta scesi e usciti nella corte interna del Castello. Con l’imponente rete che avvolge l’impalcatura sopra il ponte levatoio «l’accesso al cortile è stato garantito - ha motivato l’ingegnere - e le svariate lesioni alla muratura, di diversa entità l’una dall’altra, sono state affrontate in progressione con il metodo “cuci-scuci”, iniezioni di resine, barre metalliche, sino all’inserimento di intere armature per rinsaldare l’insieme».
Il finale coi botti
Lo stop definitivo ai lavori era previsto a base di gara dopo 180 giorni consecutivi, però, gli imprevisti di varia natura ne provocheranno la chiusura superata la veglia di Capodanno, istante di liberazione dall’anno passato e di buon auspicio per il nuovo: «Siamo in contatto già da tempo con gli organizzatori per capire il modo in cui sparare i fuochi - ha concluso Mastella - anche in presenza del cantiere e avverrà da un’impalcatura aggiunta oltre il ponteggio». E come ci si lascia in questi frangenti, “tanti auguri”.
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