«Ferrara piazza ideale per il volley di vertice»
Pasquale Gravina, ex centrale ai vertici mondiali, si racconta fra passato e futuro «Il calcio di serie A qui non avrebbe risorse, la pallavolo di A1 potrebbe farcela»
FERRARA. Eppure quello spilungone sembra proprio lui... Il fisico non ha più la tonicità di quando schiacciava palloni per i più grandi club italiani e per la Nazionale, ma quel volto e l’altezza sono indizi univoci. Verificare è facile, basta chiedere ai titolari del Bagno Kursaal per avere la conferma: «Seconda fila, quinto ombrellone sulla sinistra? Sì, è Pasquale Gravina- conferma Nicola Ghedini - ed è il secondo anno che viene qui da noi. L’estate scorsa ha pure fatto una festa, c’erano anche Pippi e Papi, sulle maglie tutti i trofei vinti: non finivano più...».
Non resta che cogliere l’attimo di pausa fra una telefonata e l’altra, poi l’intervista è assicurata. Cappellino dell’Italia e la scritta Sidney 2000, a fianco la moglie che prende il sole, dietro la figlia che fa i compiti, mentre il figlio più giovane è in giro a divertirsi. E lui, il centralone che tutti gli appassionati di volley ricordano, sotto l’ombrellone a dividersi fra la lettura di un libro e un’infinità di chiamate al cellulare.
Cordiale, disponibile, Gravina s’informa sulle sorti del volley ferrarese: «Che peccato - commenta - Ferrara sarebbe l’ideale per una squadra di vertice. La Spal? Capisco la passione, ma una cittadina così può avere il calcio di vertice, quello di serie A? Non credo, mentre una realtà pallavolistica sarebbe adatta. Città piccola, vivibile, con un patrimonio artistico e culturale di gran livello: il palasport diventerebbe il suo salotto», dice, lasciando intuire che la “piazza” gli piacerebbe. D’altro canto, una sorta di collaborazione con la 4 Torri già esiste...
Torniamo a quel palasport, dove Gravina e la Sisley persero dalla Conad guidata da Paolino Tofoli l’anno dell’esordio di Ferrara in A1: «Ma io non giocavo più nella Sisley... Il primo anno con Blangé in regia? Ah, sì, adesso ricordo, in effetti c’ero... Tofoli a fine gara commentò “Vediamo adesso a chi danno la colpa...”».
Già, Paolino non l’aveva presa bene di essere stato escluso dall’armata trevigiana, fu la sua rivincita: «Sì, ma poi vincemmo il campionato», glissa Gravina. Che è a Lido Spina per scelte familiari: «I miei suoceri qui hanno la casa, noi stiamo a Treviso e così veniamo qui. A Ferragosto, però, scendo a trovare Meoni nelle Marche, poi ancora giù...».
Dismessi i panni di giocatore da 9 anni, Gravina ha fatto il procuratore e ha rilevato la Pallavolo Treviso, dopo il disimpegno della famiglia Benetton: «Facciamo solo settore giovanile, ma sto cercando un imprenditore per il rilancio: non è facile, anche chi se lo potrebbe permettere, adesso non investe nel volley».
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