L’artista Jannotta minacciato e diffamato
Alla base ci sarebbe un debito non pagato a una donna ucraina, assunta come colf
Venire minacciato per un debito tutto sommato lieve e che sarebbe stato saldato a breve, vedere l'ingresso dell'abitazione sigillata e il proprio nome scritto a caratteri cubitali per strada, associato ad aggettivi infamanti, in aggiunta alle proprie opere d'arte deturpate. È la brutta esperienza vissuta in questi giorni da Marco Jannotta, ristoratore e noto artista ferrarese. Tutto nasce da un rapporto lavorativo instaurato per qualche mese con una donna di nazionalità ucraina (V.U., queste le iniziali). «Lei mi aveva chiesto una possibilità - racconta Jannotta - e io ho preso a cuore la sua situazione e l'ho fatta lavorare in casa mia come colf. I primi tempi tutto bene, lei è sempre stata pagata regolarmente. Poi rimango indietro di 100 euro».
La donna, una volta terminato l'incarico, non dimentica. Cominciano le pressioni, sempre più insistenti. A darle manforte arriva il figlio. Solo che a quel punto la somma dovuta triplica. «Dammi 300 euro, altrimenti vai a finire male», intima l'uomo a Jannotta che denuncia ai carabinieri la minaccia, neppure troppo velata. Alle parole si aggiungono poi le azioni. La porta della casa del ristoratore viene sigillata con la colla e i sospetti cadono immediatamente sulla coppia straniera. Domenica mattina, inoltre, la brutta scoperta: una serie di scritte, sgrammaticate, lasciate nottetempo nei pressi del ristorante gestito in via della Concia fino al gennaio scorso da Jannotta, definito "ladro".
Ma non basta: i murales da lui disegnati su una fiancata del mercato ortofrutticolo di Santo Stefano vengono danneggiate con la vernice. «E pensare che avevo fatto tutto a mie spese - sospira un amareggiato Jannotta -. Davvero una brutta esperienza. Spero che tutto si risolva nel migliore dei modi. Sono confortato dai tanti amici e conoscenti che in questi giorni mi hanno offerto la loro solidarietà, increduli per quello che sta accadendo».
La donna e il figlio, che sarebbero stati riconosciuti da alcune persone mentre si aggiravano nei luoghi dei fatti nel momento in cui venivano compiuti, sono stati citati in giudizio. Il Comune, che aveva spedito alcuni funzionari a fotografare le scritte, sembrava qualche giorno fa sul punto di fare altrettanto, per imbrattamenti a edifici e suolo pubblico. «Poi non ne ho più saputo niente - dice Jannotta -. Per la verità mi avevano assicurato che tutto sarebbe stato cancellato nel giro di pochissimo tempo, e invece quelle brutte scritte ci sono ancora».
Fabio Terminali
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