«Studenti per scelta Abusivi per necessità»
Parlano alcuni venditori, di giorno in spiaggia e la sera sui viali del passeggio «Meglio vendere borse e cinture che andare a rubare: non c’è lavoro»
LIDO NAZIONI. Comincia alle 9 del mattino il viaggio ai confini del mondo, tra gli sguardi assonnati dei giovani senegalesi, che occupano una tendopoli abusiva, pure quella, come la merce che si apprestano a esporre in vendita sulla battigia. Siamo tra le dune e gli antichi residuati boschivi, che dal bagno “I Camini” di Lido Nazioni si estendono sino ai campeggi di Lido Pomposa. Papeseck, 18 anni, e i suoi amici, coetanei, Aboba e Barafal, si sono appena levati dal giaciglio di fortuna, attorno al quale stanno consumando una colazione frugale a base di Nutella, fette biscottate e acqua.
«C’è gente che vuole comprare, ma dice che non ha soldi – spiega Papeseck, il più loquace tra tutti -, ma anche noi facciamo gli sconti, perché ci sono i saldi adesso».
La discussione prende subito forma attorno al tema del giorno, dopo che il ministro Angelino Alfano ha lanciato l’operazione “spiagge sicure” e i continui richiami alla campagna “Un mare di legalità”, promossa anche quest’anno dalla Prefettura, in collaborazione con la Camera di Commercio, il Comune e le forze dell’ordine.
I tre giovani spiegano che non hanno dormito a sufficienza, perché «di giorno facciamo tanti chilometri a piedi fino a Pomposa e alla sera vendiamo borse per strada. Cosa si può fare? Non c’è lavoro! Meglio vendere borse e cinture, che andare a rubare», aggiunge un altro, che si definisce il ragazzo più bravo del mondo. Sull’insofferenza dei bagnanti verso il dilagare dell’abusivismo commerciale, non hanno mezzi termini i senegalesi, dato che «chi compra ha paura che arrivino i poliziotti a multare. Alcuni ci dicono che sono stanchi, è vero, ma noi dobbiamo comportarci bene e se uno guarda la merce, ma poi non compra, dobbiamo andare da altri».
Papeseck qualche giorno fa è finito in una retata di sequestri, «ma siamo tutti amici – confida – e ci prestiamo la merce per continuare a vendere. I fornitori sono al nord, a Brescia, e continuano a portare quello che serve».
A domanda più esplicita, i venditori abusivi abbozzano un sorriso, rispondendo che «non sappiamo nulla di racket. Cos’è il racket? Noi siamo studenti, abbiamo la residenza a Brescia, ma c’è bisogno di guadagnare per vivere e passiamo così l’estate».
Tutt’attorno alla baraccopoli di fortuna c’è un pullulare di sguardi, movimenti: c’è chi stende il bucato, chi si mette in sella alla bicicletta per andare chissà dove a recuperare la merce da esporre in vendita per il Ferragosto. Sui prezzi dei prodotti taroccati la cosa si fa un po’ più complessa, perché «ci sono borse da 25 euro, altre da non meno di 80 euro – spiega Barafal –, ma la gente sa cosa vuole e riconosce i marchi e allora ci si mette d’accordo sul prezzo».
Mentre Papeseck si nasconde nella tenda al momento della foto, Aboba ci presenta un altro amico che porta una collana con i colori della pace sagomati sul continente africano: «Lui fa dipinti sul legno con la sabbia – racconta – e la gente lo va a cercare apposta. È un artista senegalese, l’unico tra noi capace di disegnare».
Comincia un’altra giornata tra gli ombrelloni, senza aver avuto il tempo per una doccia...
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