«Dislessia, potenziare il servizio»
Un genitore: ambulatorio importante chiuso per ferie, spesso le famiglie devono ricorrere al privato
FERRARA. Quando hanno letto il cartello, al primo piano dell’edificio di via Gandini n. 26, hanno girato le spalle e se ne sono andati, delusi ma anche arrabbiati. «Si avvisa la gentile clientela che il Centro di alta specializzazione Dsa dal giorno 06/08 al giorno 22/08 rimarrà chiuso e riaprirà il 25/08», riporta l'avviso e significa che l'ambulatorio che segue i bambini di tutta la provincia che presentano difficoltà a leggere, scrivere e ad eseguire calcoli matematici (una patologia riconosciuta con una legge del 2010, la n. 170, che ha raggruppato queste disabilità sotto la denominazione comune di Disturbi Specifici dell'Apprendimento), tornerà ad essere operativo solo a fine mese.
Poi però ci hanno ripensato: è giusto - si sono detti i due genitori di un bambino dislessico di Ferrara - che la città e l'Asl sappiano che il servizio così come viene erogato oggi forse non è adeguatamente dimensionato e quindi fornisce solo in parte il risultato per il quale è stato istituito. Servizio utilissimo, certo - insistono i genitori del bimbo - ma può essere migliorato.
Il centro dell'Asl, attivato nel settembre 2013 e diretto dal dottor Ernesto Stoppa, sembra non tenere nella giusta considerazione, scrive la madre del giovane paziente, che oggi il sistema pubblico si presenta «gravemente carente rispetto alla richiesta di casi in forte aumento, questo non perché ci sono più bambini colpiti ma perché finalmente i problemi che impediscono di completare un percorso scolastico oggi vengono riconosciuti come tali». La legge ha rappresentato un grande passo in avanti per le famiglie con bambini affetti da Dsa, «solo 20 anni fa questi ragazzi erano etichettati somari o con poca voglia di studiare e abbandonavano gli studi. Oggi arrivano a laurearsi con il supporto di specialisti , insegnanti preparati e sensibilizzati, e genitori più consapevoli e attenti», osserva l'autrice della lettera. Manca però il salto che consentirebbe di commisurare l'esigenza di assistenza e di tutela ad un livello «più alto» di offerta di servizi.
L'ambulatorio rilascia, come prescrive la legge, la certificazione compilata dallo specialista («che è assistito da una logopedista e da alcuni giovani collaboratori», precisa la donna) oltre ad eseguire i test che consentono di identificare la presenza di un disturbo significativo dal punto di vista sanitario. «Grazie a quei documenti gli insegnanti ad inizio anno scolastico - spiega la donna - possono personalizzare il piano didattico tenendo conto della specifica carenza di abilità. Oggi si sa che quanto più si interviene precocemente, tanto più potrà aumentare il beneficio per il bambino».
Ma nonostante l'impegno di chi ci lavora l'ambulatorio «fatica a svolgere pienamente il suo ruolo». «Il risultato - conclude la madre del bambino - è che spesso le famiglie sono costrette a ricorrere al privato, dove un'ora di terapia costa 30-40 euro e per la certificazione si arriva a pagare 4-500 euro. Tutto, nel privato, è molto costoso, dai libri digitali (per lo studio è fondamentale l'uso del pc, dei tablet e dei sistemi di calcolo) all'iscrizione alle associazioni che offrono assistenza e supporto. Ma tutto questo non basta, perché poi la certificazione rilasciata dal privato deve essere comunque sottoposta all'ambulatorio pubblico, che fa fatica - evidentemente per una inadeguata dotazione di risorse, come dimostra la chiusura per ferie in corso - a completare l'iter entro i tempi richiesti dalle scadenze scolastiche». (gi.ca.)
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