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Buskers Festival 2014 dall'Asia di Gengis Khan

Matteo Bianchi
Buskers
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Buskers

La Mongolia nazione ospite di quest'anno tra acrobazie e ritmi esotici. In città la manifestazione approda sabato, eventi fino a domenica 31

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FERRARA. «Voglio vedere il colore degli occhi che avranno i miei spettatori», è l’inciso ispirato di Lucio Dalla che nell’89 ha consacrato il Ferrara Buskers Festival alla sua seconda edizione.

Citazione che non poteva mancare nella vita trapunta di stelle di Stefano Bottoni, ideatore del Festival insieme a Luigi Russo, e riportata fedelmente da Leonardo Rosa nel romanzo biografico Una strada lastricata di sogni (Pendragon), che immediato richiama allo sguardo la piazza dove si esibiscono i musicisti da ben 27 anni. E meno male che non accennano a fermarsi.

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La Mongolia è il paese ospite del 2014, dal temperamento tranquillo e tollerante. I mongoli amano i grandi silenzi della steppa e i comportamenti decorosi, ispirati a un’educazione severa e a una profonda spiritualità, che li ha temprati a superare ogni ostacolo e difficoltà con in mente il ricordo del condottiero Genghis Khan. Lo stile di vita nomade li ha abituati a usufruire dell’essenziale e ad adattarsi ai ritmi della natura.

E la loro tradizione musicale lo dimostra attraverso quattro dei venti invitati: le danze tsam che sentiremo rimbalzare per i vicoli del centro, sono eseguite per esorcizzare gli spiriti maligni e si basano sullo sciamanesimo. Vengono suonate con un’ampia gamma di strumenti e di stili vocali, a imitazione dei suoni incontaminati della terra. Musica e danza mongole, inoltre, implicano sempre un certo grado di contorsionismo, un’antica usanza dai riscontri mozzafiato.

Non si può trascurare la media settimanale di 800 mila spettatori attratti dentro le mura alla ricerca degli oltre mille artisti on the road per una quarantina di nazioni, afflato che l’ha resa la più grande manifestazione al mondo e la più famosa in Europa dedicata alle espressioni creative estemporanee. Da sabato 23 a domenica 31 agosto i luoghi andranno dai giocolieri in viale Cavour e corso Giovecca al “classic corner” di via Contrari, con qualche incursione tra le suggestioni nel passato di via Volte ed echi di gruppi nostrani in via Saraceno, per farsi leggere la mano negli angoli di via San Romano o ammirare chi costruisce l’arte con mano nel Giardino delle Duchesse. E che non succeda di imbattersi nel violino di un Branduardi in incognito, per danzare ogni sera, a detta sua, «al ritmo del tempo che va».

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