Risposta al sindaco: «Si revochi l’invito a Netanyahu»
È indirizzata al sindaco Tiziano Tagliani, al vicesindaco Massimo Maisto e al ministro dei beni culturali Dario Franceschini la lettera inviata e presentata ieri da Marianna Alberghini, Leonardo...
È indirizzata al sindaco Tiziano Tagliani, al vicesindaco Massimo Maisto e al ministro dei beni culturali Dario Franceschini la lettera inviata e presentata ieri da Marianna Alberghini, Leonardo Andreotti, Luca Sebastiano Bonaccorsi, Libero Dondi, Edoardo Nanetti, Teodor Nicoli, presenti in rappresentanza del coordinamento “Ferrara per la Palestina”, costituito da organizzazioni, associazioni e società civile uniti per la pace (le sottoscriventi ferraresi sono: ANPI Vittorio Arrigoni, Collettivo Trentaquattro Erre, Laboratorio Sancho Panza, Radio Strike, PRC, Giovani Comunisti-e, L’altra Europa con Tsipras, UDS, Sindacato USB, Gente di Sinistra, Pax Christi, Luciana Tufani Editrice, Associazione culturale “Leggere Donna”, Rivista “Leggere Donna”, Collettivo lgbtq “God save the Queer”, Associazione Cittadini del Mondo, Comitato Acqua Pubblica). È una risposta al recente appello del sindaco alla cittadinanza,che lo scorso 29 luglio aveva invitato i ferraresi a sostenere le popolazioni palestinesi esponendo la bandiera arcobaleno. «Esprimiamo il nostro apprezzamento per l’iniziativa -recita la lettera- ma l’idea di pace non può essere considerata qualcosa di teorico ed astratto, va riempita di gesti consapevoli e conseguenti». E il primo, e più importante, gesto consapevole richiesto al sindaco sarebbe quello di revocare l’invito al premier isrealiano Benjamin Netanyahu, il quale dovrebbe presenziare all’inaugurazione del Meis nel 2015, e dichiararlo persona non gradita nel nostro comune e sul territorio italiano. «Il Meis è nato anche per trarre insegnamento dalla tragedia del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale - ha dichiarato Edoardo Nanetti - e iniziare un percorso di pace tra i popoli del mondo: invitare Netanyahu snatura e contraddice il messaggio di pace che ci deve pervenire dallo Shoah». Ciò che si chiede alle autorità, in sostanza, è di “metterci la faccia”, senza temere di cadere nella facile ma errata equivalenza tra una presa di iposizione contro Israele e un atto di antisemitismo, poichè l’unico elemento da considerare è il numero delle vittime civili, il quale sta aumentando in maniera esponenziale.(i.l.)
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