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poggio - la moglie del ferroviere ucciso

«Guido era generoso e meritava ben altro»

«Guido era generoso e meritava ben altro»

POGGIO RENATICO. «C'eravamo fermati per cambiare una gomma. Aveva accostato e dopo aver svuotato il baule per prendere la ruota di scorta, si era sporto un attimo dal lato della carreggiata. Un...

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POGGIO RENATICO. «C'eravamo fermati per cambiare una gomma. Aveva accostato e dopo aver svuotato il baule per prendere la ruota di scorta, si era sporto un attimo dal lato della carreggiata. Un secondo e "bum", ho sentito un botto tremendo e l'ho visto lì a terra; è successo tutto così in fretta».

Rosanna Palis, moglie di Guido Giovannini, l'uomo investito e ucciso lunedì mattina in autostrada, non ha parole per descrivere la situazione. Erano in macchina insieme, fianco a fianco e procedevano in direzione Bologna: stavano andando a fare visita a parenti. «Abbiamo accostato e ci siamo fermati. Quando sono scesa dall'auto sono rimasta sul ciglio della strada, lui invece si stava preparando per sostituire la gomma. Ma - ripete la donna - è successo tutto così in fretta, così in fretta». I coniugi, entrambi ultra sessantenni e con un figlio di 34 anni residente a San Pietro in Casale, nel Bolognese, si erano trasferiti da meno di un anno a Poggio Renatico. «Avevamo preso questa casa per stare tranquilli, eravamo venuti ad abitarci nove mesi fa… Guido era così contento di questa nuova abitazione, ci trovavamo bene». In Via Pertini, zona residenziale costituita da complessi edilizi di recente costruzione, tutto tace. Al cancellino di ingresso al civico 18/a, un uomo aspetta Rosanna. Si tratta di Antonio Palis, il fratello: «Io vivo a Reggio Emilia - dice - , sono venuto per stare vicino a mia sorella. L'ho accompagnata a Bologna, in obitorio, per il riconoscimento del cadavere. Non sembrava morto. L'urto non ha rovinato il suo aspetto, pareva che stesse dormendo».

Ora la moglie resterà qualche giorno a casa dal figlio per «combattere questo dolore inaspettato». Guido Giovannini, ferroviere da poco in pensione, aveva lavorato una vita alla stazione di Bologna «e prima di lui ci lavorava suo padre - afferma Antonio - , aveva proseguito il mestiere del babbo».

La moglie, che si regge al muretto di casa e segrega le lacrime dietro le lenti degli occhiali da sole, non ha la forza di parlare. «Era un uomo altruista e generoso», conclude il fratello.

Samuele Govoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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