Vittorio e Dario, gli amici... ritrovati
La sintonia maturata negli anni tra Sgarbi e Franceschini: dall’idea del Museo della Shoah al caso dell’Expo 2015
Avversari politici nel decennio scorso, divisi dal giudizio sull’ex premier Silvio Berlusconi. Amici ritrovati oggi, nel nome della cultura e delle comuni origini ferraresi. La polemica estiva che ha riportato sui giornali il marchio dell’Expo 2015, intaccato e oscurato dalle inchieste giudiziarie sulla corruzione, porta la doppia impronta del critico d’arte Vittorio Sgarbi e del ministro Dario Franceschini che dal 2013 guida il dicastero dei Beni culturali di cui Sgarbi è stato sottosegretario per una breve stagione, oltre dieci anni fa.
L’idea di trasferire i Bronzi di Riace a Milano per potenziare la capacità di richiamo della mostra internazionale è stata proposta dal critico d’arte e subito sposata dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni; il ministro ha annunciato una commissione per verificarne la fattibilità. Le vecchie divergenze sul ruolo politico dell’ex Cavaliere di Arcore sono confinate ormai in archivio.
«Franceschini in Parlamento faceva discorsi di maniera e sopravvalutava Berlusconi che poi è stato capace di far male soprattutto a se stesso, e non lo dico certo da ieri - ricorda l’ex sottosegretario, che da tempo è sceso dal carro forzista per seguire un percorso politico tutt’altro che lineare - Eppure già allora, lui che oggi è l’unico politico vero del governo Renzi con un’esperienza e un curriculum sconosciuti a tutti gli altri ministri, dimostrava una capacità di muoversi al di fuori degli schemi. Non a caso ha preso il testimone da un bravo precedessore, Massimo Bray, e ha promosso progetti validi come quelli sul mecenatismo (detrazione fiscale per gli investitori privati a favore del patrimonio artistico, ndr) e sulla modifica delle tariffe e degli orari di apertura dei musei».
Nel 2001 i due ferraresi condivisero l’interesse per un’idea ambiziosa: aprire a Ferrara un Museo della Shoah. «L’ho inventato io il Museo dell’ebraismo, quando ero sottosegretario di un governo che la sinistra definiva “fascista” - sottolinea Sgarbi - Ma Franceschini l’aveva subito sostenuto garantendo in prima persona l’appoggio parlamentare alla proposta di legge». Negli ultimi anni, favorite dalla vena letteraria del ministro che ha pubblicato tre romanzi con Bombiani, di cui Elisabetta Sgarbi, sorella del critico d’arte, è direttrice editoriale, non sono mancate le occasioni di incontro tra i due conterranei. «Durante le feste comandate, ad esempio a Natale, Franceschini è stato più volte ospite di mia sorella assieme ad altri commensali, come Umberto Eco, e se anche non siamo mai stati proprio amici gli riconosco la capacità di ascoltare - osserva Sgarbi - A lui avevo proposto di esporre la mia collezione in Castello a Ferrara, perché le mostre si fanno dove va la gente, ma la presidente della Provincia si mise di traverso e non se ne fece nulla. Franceschini avrebbe dovuto imporsi ma non lo fece. Ora quella collezione è in Messico e sta facendo il giro del mondo. Vedremo se per Ferrara mi sarà proposto qualcosa e soprattutto che cosa». Proprio il ministro ed esponente Pd, tre anni fa, presenziò all’inaugurazione del restauro di Palazzo Cavallini-Sgarbi, dove visse il poeta Ludovico Ariosto, e a fare gli onori di casa erano proprio Elisabetta e Vittorio Sgarbi.
L’incarico di ambasciatore alle Belle Arti della Lombardia in queste settimane assorbe il critico estense. Ci sarà spazio anche per un pezzetto di Ferrara tra i padiglioni di Milano? «Orrendi - li definisce l’ex sottosegretario - ma le cose si possono migliorare. Oltre alla proposta dei Bronzi di Riace, che se andrà in porto grazie all’ok di Franceschini valorizzerà l’Italia e Milano, ho due ‘chicche’ dedicate a Ferrara: a Palazzo Litta, dove hanno sede uffici del ministero dei Beni Culturali, potrebbero entrare due collezioni d’arte, tra cui la mia, che è il contributo all’Expo di un ‘cittadino ferrarese’, mentre con Oscar Farinetti (l’inventore della catena Eataly) stiamo studiando la possibilità di sposare i migliori prodotti e sapori della nostra cucina con l’arte e cioè le opere di grandi pittori italiani, tra cui potrebbero esserci alcuni importanti pittori ferraresi: Boldini, Tura, De Pisis. Vedremo». Nell’intervista spunta anche il secondo nome femminile che fa da cerniera tra i due ‘ferraresi d’esportazione’: l’attuale compagna e futura moglie del ministro, Michela Di Biase, «bella e simpatica, con lei sono entrato subito in sintonia».
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