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«Clienti, non date soldi agli accattoni»

Il titolare del supermercato Conad di via Garibaldi: guadagnano come un operaio, non pagano le tasse e creano disagio

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Raffaele Goberti ha dichiarato guerra agli «accattoni». Il cartello con cui lo ha annunciato ai clienti del market che dirige da trent’anni, il Conad City di via Garibaldi, è esposto da giovedì sulla pubblica via accanto all’ingresso del punto vendita. Impossibile non notarlo: i caratteri sono leggibili da lontano e sono stati evidenziati grazie all’uso di diversi colori. «La direzione del supermercato invita i propri clienti a non elemosinare gli accattoni davanti al negozio - recita l’argomentato invito ‘montato’ su un cavalletto - Il loro elemosinare gli permette di raccogliere dai 60 ai 100 euro al giorno, tanto quanto un operaio specializzato italiano considerando un importo netto senza tasse».

Difficile resistere alla tentazione di commentare quelle parole, quasi le stesse che sono comparse qualche giorno fa su un analogo avviso rivolto alla clientela dalla direzione di un supermercato di Catania. Una notizia che ha fatto il giro d’Italia ed è stata ripresa da siti internet, quotidiani e tv spopolando sui social network, a partire da Facebook. A far la differenza rispetto alla versione originale del testo è una parola: a Catania il cartello addita gli «zingari», in via Garibaldi il bersaglio è più generico, gli «accattoni».

«Giusto, ha fatto bene», commenta un cliente di una certa età mentre entra nel negozio a fare la spesa. Goberti, 55 anni, gli fa un cenno e al cronista racconta: «In questi due giorni mi hanno espresso il loro consenso in tanti. Perchè è per loro che ho esposto il cartello, le persone che si fermano davanti al supermercato spesso infastidiscono i clienti. Chiedono soldi, creano una situazione di disagio. Il cartello è solo un modo di affrontare la questione. Ce ne sono anche altri». Ma proprio nessuno ha protestato per il tono dell’avviso? «In effetti una signora non ha gradito e mi ha detto che non potrei esporre il cartello», risponde il commerciante. Che evidentemente ha deciso di non accogliere l’osservazione, visto che il manifesto scritto a pennarello continua a richiamare l’attenzione di pedoni e ciclisti che si fermano, leggono e magari se ne vanno annuendo o scuotendo la testa, in qualche caso borbottando tra sè e sè. L’adattamento del testo rispetto alla versione catanese rispecchia la diversa tipologia dei questuanti. «A fermarsi qua davanti non sono immigrati africani - aggiunge Goberti - e credo nemmeno persone che hanno davvero bisogno, perchè in questo caso potrebbero essere assistite in qualche altro modo. Sono persone che raccolgono decine di euro al giorno e non pagano le tasse. In più importunano chi entra ed esce dal supermercato». Il direttore del punto Conad è convinto che «questo fenomeno andrebbe affrontato non dai singoli, ma a livello istituzionale. Con una ordinanza, ad esempio, come avviene in altre città che vietano l’accattonaggio». In effetti in diverse città del Veneto, del Friuli, della Lombardia, della Liguria e della Romagna (ma probabilmente il fronte anti-accattonaggio è ancora più ampio) negli ultimi 3-4 anni si sono susseguite ordinanze comunali e controlli a tappeto da parte della polizia municipale. Con risultati che è difficile inquadrare in modo univoco. Accanto alle notizie delle multe da 100 euro applicate ai questuanti compaiono quelle dei sequestri delle elemosine (2mila euro a 10 questuanti a Bergamo, 120 euro a Verona a due mendicanti, 60 centesimi a un romeno a Savona, e così via....). Articoli che sui social network riscuotono un notevole favore, ma che sollevano anche i dubbi degli internauti: «Scusate ma poi le multe chi le paga?». Da ricordare che contro i questuanti sono stati chiesti più volte interventi dagli utenti dei parcheggi pubblici di Ferrara con successivi interventi delle forze dell’ordine, mentre i cittadini, più volte interpellati dalla ‘Nuova’, non hanno manifestato sulla questione pareri concordi. Infine un’osservazione: la presenza di questuanti viene tollerata da diversi esercizi e market (anche col marchio Conad) del centro storico. (gi.ca.)

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